C’era una volta una vecchia cornacchia di nome Nerea, che aveva costruito la sua casa nel buco di un antica quercia. Da molti, moltissimi anni viveva su quell’albero e da lì vegliava su tutta la valle. Ogni cosa che succedeva, ogni fiore che sbocciava o animale che nasceva, era lei la prima a saperlo: conosceva tutto di tutti e non le sfuggiva mai una novità, bella o brutta che fosse. Gli scoiattoli, gli insetti e gli uccellini che abitavano il bosco o i prati circostanti, dormivano sonni sereni perché sapevano che Nerea li avrebbe sempre difesi e avertiti in caso di pericolo. Nerea era quindi la beniamina di tutti gli altri piccoli o grandi esseri della valle, eppure anche lei aveva un’antipatia. Infatti non andava d’accordo solo con Uboldo, un giovane e colorato picchio, che per fare il dispettoso batteva con insistenza il becco contro la corteccia della quercia. Così, il rumore fastidioso e martellante, spesso svegliava i piccoli passerotti, costringeva le bellissime farfalle a volare via, oppure altre volte faceva cadere le provviste delle formichine che risalivano lungo il tronco. Ma La cara cornacchia, però, non gliela faceva passare liscia: si buttava in picchiata e scacciava Uboldo dall’albero, così tutto tornava alla normalità. Un giorno , arrivò in anticipo un inverno così freddo che la valle si spopolò della solita brulicante vita. Il cielo, scuro e livido, era minaccioso e spaventoso e sembrava che presto sarebbe arrivata la neve a coprire ogni cosa. I rami e le poche foglie rimaste ancora appese alla quercia gelarono improvvisamente, divenendo duri e scivolosi e ogni animale si tappò nella propria tana, rattrappito dal gelido vento dell’est. Solo Nerea, stanca e infreddolita, rimaneva di vedetta ,quasi sentisse dentro di sé che qualcosa stava per capitare.  E fu proprio una mattina, all’alba e nel freddo più insistente, che gli umani arrivarono con le loro terribili ruspe. Ingegneri e operai cominciarono a costruire impalcature, a tracciare strani segni per terra e a scavare con quelle braccia di acciaio nella terra dura e gelida. Nerea fece un giro di ricognizione e capì immediatamente la situazione. Sentì infatti dire da un umano che lì sarebbe sorto un nuovo, grandissimo supermercato con ampio parcheggio. La cornacchia volò velocissima sulla quercia per avvisare gli altri animali ma, purtroppo, non riuscì a gracchiare. Il vento e la bassa temperatura le avevano fatto perdere la voce e al suo posto riusciva solo ad emettere strani colpi di tosse che nessuno sentiva. Disperata, Nerea non sapeva più come avvertire i suoi amici e mentre spaurita si guardava tutt’intorno arrivò Uboldo che, capita la situazione, cominciò a picchiare con tutte le sue forze contro la quercia. Il rumore incessante fu avvertito da ogni animale e tutti corsero a vedere cosa stava accadendo. Poco dopo, guidati da Nerea, partirono al contrattacco. Gli scoiattoli si misero a lanciare ghiande, gli uccellini sgangiavano sulle teste degli invasori un sacco di sassi accuminati, i camosci e caprioli li prendevano a testate nelle gambe. In breve gli uomini se la diedero a gambe portando via le loro ruspe e nessun supermercato venne mai più costruito. Da quel giorno tornò nella valle la serenità e, naturalmente, Uboldo fu amato ed accolto anche dagli altri animali, divenendo il braccio destro di Nerea.

SARA VIDE