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L’uomo che cammina nel vivere,vedrà morire ad una ad una le sue speranze, e nel mentre la sua anima attenderà il fiorire del giardino promesso, l’angelo di Dio scenderà a portar ricompensa, nel divenire essenza di quella stessa vita.
Sulle ali del vento giunse infine un essere alato:
Apritevi fiori è giunto il tempo che si compia una vita, il sole è alto e la voce del cuore chiede giustizia.
L’essere alato girò per ogni luogo di questo incantevole giardino ancora in boccio, soffiando di fiore in fiore le stille dell’amore del cielo. Ma il suo volo sereno fu disturbato da una bambina che camminava per il prato con molta agitazione:
Tu sei un' apetta?
Disse la bimba con fare molto frettoloso.
No bambina sono un essere alato, non so come ci chiamate, ha sì… io sono un angelo.
Disse poi con voce modulata come per dar maggiore risalto alle ultime parole proferite.
Un angelo dici?
Come sei strano, devi essere uno di quegli angeli che al cielo sono riusciti male.
L’angelo che aveva in se la pazienza di Giobbe, si sentì offeso dalle parole della piccola, e rivolgendo i suoi occhi chiari al cielo, come nel chiedere comprensione, continuò nella sua missione.
Piccola le tue parole lasciano trapelare un grave disagio.
Che dici sto benissimo, ma piuttosto fa in fretta a far aprire i fiori, non ti gingillare.
L’angelo era comprensivo per natura, ma questa bambina in particolare lo indispettiva, l’avrebbe voluta sculacciare per tanta maleducazione, ma al solo concepirne il pensiero il cielo tuono minaccioso, e l’angelo riprese a soffiare vita su ogni fiore, con molta pazienza. La piccola e dispettosa bambina lo seguì balzo dopo balzo, di fiore in fiore, come un ombra e quando ebbe finito disse:
Ebbene hai finito, ma quanto tempo ci hai messo, sei davvero lento, mi sembri un bradipo!
Un bradipo?
Disse l’angelo conoscendo molto bene quel tipo di animale, lento peggio delle tartarughe.
Perché tanta fretta monella di una bambina, e poi cosa ci fai in questo giardino, non credo proprio sia il tuo e troppo pieno di fiori e colori e tu non meriti d’avere tanto.
E di nuovo alzò la mano per sculacciarla e il cielo tuonò minaccioso, mentre la bambina correva ormai lontana nei pressi di un grande albero, gridando con la sua voce squillante e piena di allegria:
Svegliati, svegliati, il giardino è fiorito?
L’angelo incuriosito la seguì per capire chi o cosa si dovesse destare, e quando vide cosa giaceva inerme sotto quell’albero, restò senza parole, il cadavere della bambina, era lì pallido e privo di vita coperto da foglie secche. La piccola monella che lo aveva indispettito sino a qualche attimo prima, non era altro che l’ anima di quel corpo ormai senza vita.
Guarda, guarda ti ho portato un fiore svegliati è ora di vivere!
Continuò la piccola nel vano tentativo di svegliare il suo corpo. L’angelo non riuscì a trattenere il pianto, quella piccola monella non voleva capire che la bambina che era, ormai non c’era più, allora alzò gli occhi al cielo alla ricerca di conforto, e il cielo disse:
Soffia la vita su quell’ultimo fiore, ed in quello vedrai realizzata la tua missione.
Solo in quel momento all’angelo fu chiaro il piano di Dio, soffiò la vita sulla bambina e quando la piccola riaprì gli occhi, scomparvero sia l’anima che l’angelo. Ed in quel meraviglioso giardino si udì solo l’allegra voce della piccina dire:
Che strano, ho fatto un sogno meraviglioso, volavo tra i fiori, soffiando la vita su ogni cosa.