C’era una volta in un regno lontano, un grande castello di pietra che sorgeva su una collinetta cosparsa di case accarezzate dal vento. Il re e la regina vivevano felici con la figlioletta che amavano più di ogni cosa. Eppure c’era qualcuno che l’amava più di loro. La principessa usciva in giardino? E lui le saltellava gioiosamente intorno. La principessa leggeva un bel libro in poltrona? E lui si riposava sulle sue pantofole ricamate. La principessa pranzava al tavolo reale? E lui si rannicchiava sotto la sua sedia per sgranocchiare i gustosi bocconcini che lei gli tirava di nascosto. Eh, si, miei cari, era proprio un cucciolo affettuoso! Anche la fanciulla era amabile e gentile, sempre col sorriso e portava la serenità dovunque andasse. Al contrario la strega che abitava nella foresta, era temuta per la sua cattiveria da tutti gli abitanti del reame: con i suoi ghigni seminava il terrore nei villaggi. Un giorno mentre raccoglieva radici velenose, la strega udì due usignoli che cantavano sui rami e si mise ad ascoltare: parlavano proprio della principessa e del suo meraviglioso sorriso. “Ah si? AHAHAHAHAAà!” rise sotto i baffi la megèra “ un bel sorriso! Ecco quello che mi serve per essere più affascinante! E sabato tutte le altre streghe resteranno a bocca aperta nel vedermi ! Ah ah ah ahà!”si rallegrò fra sé, salì sulla sua scopa e volò alla sua casa nella radura. Al suo arrivo la porta le chiese “ Oh, strega così presto sei tornata! Di  qualcosa ti sei scordata?” ma la vecchia entrò sbattendola così forte che tremò la casa: “Stai zitta brutta portaccia sgangherata o ti tolgo lo spioncino, prima o poi dovrò decidermi a bruciarti nel camino...”. Subito cominciò a preparare in un pentolone un filtro magico dosando con cura gli ingredienti: coda di topo campagnolo, bave di lumache, zampe di ragno, dente di serpente tritato finemente, squama di coccodrillo, sangue di medusa, pelo di lupo mannaro, lingua di salamandra. Mentre girava ripeteva:“ Cuoci pentolone brutto e arrugginito, bolli magico intruglio di sorriso rapito”. Ancora fumante lo versò in una boccettina e si avviò verso la reggia coprendosi con un mantello per non essere riconosciuta durante il viaggio. Arrivò in un attimo. Sotto le finestre del re cominciò a gridare: “Comprate le mie pozioni, donne! Compratele tutte e mai più sarete brutte!” e ripetè la stessa cantilena finchè fu autorizzata a salire nel palazzo reale. Nel vederla le dame e i cortigiani però cominciarono a ridere. “Ma nonnetta se davvero le tue pozioni funzionano perchè non le usi tu che sembri ruga-tartaruga?” diceva un cavaliere divertito.“Ma guarda com’è brutta e vuol vendere a noi, giovani e belle,i suoi intrugli!” ribatteva una dama di corte e non la smettevano di deriderla. In quel mentre arrivò la principessa, che rimproverò dolcemente le sue damigelle e poi disse rivolgendosi alla vecchia: “Venite cara non ascoltatele, io vi dico che la vera bellezza è nel cuore”. ”E’ vero” le disse la strega avvicinandosi ”la bellezza è nel cuore e ... nel sorriso!” così dicendo le spruzzò velocemente in faccia il filtro, afferrò il suo dolce sorriso e scomparve. Per la prima volta in vita sua la fanciulla cominciò a piangere, sentiva  scorrere le lacrime calde sulle guance e si sentiva triste. Da quel momento il re, la regina, i cortigiani, i servitori tutti ma proprio tutti si sentirono il cuore pieno di malinconia. Nemmeno il cagnolino scodinzolava più né abbaiava come al solito: la tristezza scese come un velo grigio sul castello. Il re preoccupato,mandò a chiamare i più noti medici, gli astrologi dall’Egitto, le fate della Notte, i folletti del Bosco incantato, i maghi delle Sette montagne ma nessuno riuscì a restituire il sorriso alla povera infelice principessa. Solo la strega della foresta era felice e soddisfatta quando indossava il sorriso della principessa sulla sua bocca raggrinzita e sdentata. Tutte le altre streghe ora la invidiavano e si domandavano con quale sortilegio fosse riuscita ad avere un sorriso così radioso. Alla sera la strega prima di dormire prendeva una scatolina portagioie e le diceva: “Apriti presto brutto cofanetto, vecchio e malandato, tutto scorticato,diceva: “Apriti presto brutto cofanetto, vecchio e malandato, tutto scorticato, Poi rivolgendosi al suo cuscino gridava: “Sollevati guanciale sporco e puzzolente, fammi nascondere velocemente, questo sorriso, il mio tesoro che vale più di argento e oro!” e lo custodiva al sicuro. Al castello i giorni passavano tristi. Ma un giorno che la principessa era seduta in giardino con il suo cucciolo in braccio, silenziosa e assorta, due uccellini si posarono su un cespuglio lì vicino e il cane li ascoltò: “Povera principessina com’è cambiata… ma non si può fare nulla per guarirla?“ cinguettava uno e altro gli rispose: “Contro la strega della foresta è un’impresa difficile però basterebbe che qualcuno si recasse, quando lei dorme ,nella sua casa nella radura e recuperasse il sorriso”. L’altro uccellino replicò che in quella casa tutti gli oggetti erano stregati e potevano anche parlare e quindi avrebbero potuto avvertire la strega, era davvero pericoloso, poi impauriti volarono via. Ma il piccolo amico fedele aveva sentito tutto e decise di partire all’istante: strofinò il muso sul mento della fanciulla per salutarla e partì verso la foresta. La principessa era così assorta nei suoi pensieri che nemmeno se ne accorse. Il cucciolo corse per tutto il giorno: la sera,stanco e affamato ,vide nel bosco un coniglietto affacciarsi alla tana e lo catturò “Mi dispiace ma sarai la mia cena” gli disse, ma quello lo implorò “Non mi mangiare io ti potrò aiutare, se mi dici dove devi andare…”allora il cane gli confidò che andava dalla strega della foresta. Il coniglio tremante gli consigliò “Fai attenzione allora nella casa stregata tutti gli oggetti parlano e si muovono come se fossero vivi, tu sii sempre gentile con loro perché la strega li maltratta. Cerca sotto al cuscino… e buona fortuna!”. Il cane lo salutò e andò a cercare la casa nella radura. A un certo punto vide alla fioca luce della luna una casetta scura e mezza diroccata, che faceva paura già da lontano. La strega russava così forte che faceva tremare i vetri delle finestre. Il cane si fece coraggio e si avvicinò : “Oh, che bella porta, ma che dico… è un portone!” sussurrò sull’uscio “Nemmeno il re ne ha di così belle: alta, grande, brilli come le stelle!” . La porta tutta soddisfatta si aprì lentamente cigolando e lo lasciò entrare. Il cagnolino cercò il letto della strega , poi si rivolse al cuscino “ Oh! cuscino di piume candido e pulito, dalle mani delle fate sei uscito?” e quello tutto contento si sollevò. Allora il cucciolo lusingò il cofanetto “ Oh, portagioie cesellato per una regina sei stato creato!” e quello aprì il coperchietto. Svelto il cane afferrò il sorriso ma in quel momento la strega si svegliò. “Chiuditi cofanetto!!!” gridò inferocita ma quello le rispose: “ Tu mi chiami sempre scatoletta scorticata, lui cofanetto mi ha chiamata!” allora la strega comandò arrabbiatissima: “Soffocalo cuscino!!!” ma quello le rispose: “Tu mi chiami lurido guanciale, lui mi ha detto cuscino speciale!” allora la strega urlò a gran voce : “Porta schiaccialo!!!” ma quella le rispose: ”Tu mi dici sempre che mi bruci nel camino. Lui invece mi ha chiamata bel portoncino!” Così il cane riuscì a scappare e dopo un lungo viaggio arrivò che era l’alba: era irriconoscibile, tutto sporco, infangato, affamato e graffiato dai rovi. Si infilò nel palazzo, raggiunse la cameretta dove la principessa era sveglia e, seduta alla finestra, guardava l’orizzonte lontano senza vederlo. Il cucciolo le saltò in braccio e le restituì il sorriso. La fanciulla stupita spalancò gli occhi, fermò il respiro per un attimo e poi di colpo spalancò la finestra: e i raggi del sole brillarono di nuovo nei suoi occhi. E rise tutta la gioia a lungo trattenuta prigioniera nel suo cuore. Come d’incanto la risata risuonò nelle stanze del castello e tutti accorsero nella stanza della principessa, chi in pigiama, chi in vestaglia chi assonnato e meravigliato. Tutti ridevano e si abbracciavano felici, il re abbracciava la regina ed era il più contento di tutti anche se ,nella fretta ,aveva perso una pantofola d’oro. E fu proprio con il piede scalzo che urtò qualcosa di caldo e morbido sotto al letto della figlia, si inginocchiò e vide… “Ma sei proprio tu?” disse prendendolo in braccio “Sono sicuro! Sei stato tu a ridare il sorriso a mia figlia! Guardate, poverino, com’è conciato!” Non ci fu bisogno di ringraziamenti; la principessa lo abbracciò forte e lui scodinzolò felice schizzando fango e aghi di pino intorno che alla fine si distingueva a malapena chi fosse il cane e chi la figlia del re. Il re proclamò una settimana di festeggiamenti in onore del cucciolo: giostre gratis e dolci per i bambini, cantastorie da tutto il regno per i grandi e poi balli, banchetti e fuochi d’artificio. E vissero tutti sorridenti e contenti.

SIMONA MAIOZZI