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PIUTE

Secondo il generale Philip Henry Sheridan, eroe della Guerra di Secessione e grande amico di Custer, gli unici indiani buoni erano quelli morti. Forse non conosceva i Piute. Sembra infatti che in tutto il West non ci fossero pellerossa più pacifici, saggi e industriosi di loro. Le testimonianze di quelli che li conobbero da vicino concordano nel ritenerli assolutamente affidabili per le loro grandi doti morali. Anche se apparentemente non brillavano d'intelligenza come gli indiani della prateria, loro che vivevano a ridosso delle Montagne Rocciose, però sembravano possedere una maggiore solidità di carattere. Inoltre, cosa assai rara tra gli indiani, i Piute erano dei gran lavo- ratori, abili e pieni di buona volontà: tant'è vero che prestavano volentieri opera come braccianti nelle fattorie dei bianchi, rivelandosi particolarmente utili durante il raccolto e la fienagione. Inol- tre, cosa più unica che rara, essi hanno sempre fermamente resistito ai vizi e alle tentazioni della cosiddetta "civiltà": pur vivendo nei pressi delle fattorie dei visi pallidi e apprezzandone i molti vantaggi e comodità, continuarono ad abitare nelle loro capanne rotonde e a provvedere da soli ai propri vestiti e a molti altri generi di conforto. Un agente indiano, meravigliato, scrisse che i Piute rappresentavano una "singolare anomalia": il contatto con i bianchi non li aveva degenerati. E un altro funzionario statale che ebbe modo di visitarli aggiunse: "Alle loro buone abitudini e all'ec- cellenza del loro carattere va attribuito il fatto che essi vadano annualmente aumentando di nume- ro: sono un popolo forte, sano, attivo". Non a caso, i Piute furono tra i pochi indiani a non essere stati confinati nelle riserve. L'indole pacifica dei Piute non deve far credere che essi non soffris- sero dello strapotere dell'uomo bianco. Proprio per reazione al grave stato di prostrazione e abbat- timento dei popolo rosso, Wovoka, un Piute di 35 anni che i bianchi avevano ribattezzato Jim Wil- son, si mise a capo di un vasto movimento religioso e non violento che rappresentò l'ultimo grande segno di vitalità spirituale degli indiani d'America. Durante un'eclissi di sole avvenuta il 17 gen- naio Wovoka, come egli raccontò successivamente, si sentì sollevare da forze sconosciute fino a giungere magicamente davanti al Grande Spirito. Da lui ricevette l'incarico di portare a tutti i pellerossa una profezia di speranza e di riscatto: di lì a poco i tempi bui avrebbero avuto fine, sa- rebbe iniziata un'era di pace e fratellanza, e l'uomo bianco avrebbe abbandonato i territori occupati tornando di là dal mare da dove era venuto. La notizia di questa ispirazione divina volò di bocca in bocca tra le genti indiane: finalmente Manitù si era ricordato dei suoi figli e offriva loro la speran- za di uscire dal buio tunnel in cui si trovavano. Tutte le tribù mandarono emissari presso Wovoka perché indicasse loro cosa fare. Il Piute spiegò che i pellerossa avrebbero dovuto riprendere a o- norare il Grande Spirito, eseguendo in suo onore la Danza degli Spettri, un rito di cui il profeta mostrò i passi e gli atteggiamenti. I politici di Washington, allarmati dai rapporti che ricevevano dall'ovest e dalle voci ingigantite e orchestrate dalla stampa, temettero un colpo di coda da parte dei popoli rossi e rinforzarono a dismisura le guarnigioni, ordinando l'arresto dei principali capi indiani. Fra questi anche Toro Seduto, che pure non dava credito alcuno alle visioni di Wovoka: nelle fasi concitate dell'arresto, il vecchio capo Sioux venne ucciso a tradimento, Era il 15 dicem- bre 1890. li pacifico movimento nato dalle visioni dei profeta piute fu represso nei sangue pochi giorni più tardi, il 29 dicembre, nella strage di Wounded Knee compiuta dall'esercito con cinica determinazione. Con i duecento pellerossa rimasti sul terreno, morirono anche i sogni del visio- nario Wovoka.