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MANDAN

"Un forestiero che arriva in un villaggio Mandan è a prima vista colpito dalle differenti sfumatu- sre d'incarnato, dal vario colore dei capelli.. ed è quasi portato a esclamare: 'Questi non sono in- diani!'. Così, con l'occhio del pittore, George Catlin descriveva nel 1832 i Mandan. Tra loro c'e- rano individui dagli occhi grigi, nocciola, azzurri; con capelli castani, chiari o addirittura bian- chi. Per spiegarne l'origine, Catlin propose una suggestiva e fantasiosa teoria: i Mandan discen- devano da una spedizione di Gallesi agli ordini dei principe Madoc, che erano salpati in cerca di nuove terre all'inizio dei Trecento, con dieci navi, e non erano più tornati. A sostegno della sua tesi, Catlin portava alcune affinità linguistiche tra il gallese e la lingua Mandan: Grande Spirito, per esempio, si dice Maho Peneta in gallese e Mawrpeneathir in Mandan. Inoltre, gli strani pel- lerossa sapevano modellare la creta, abitavano in case di forma circolare, in parte sotterranee, e le loro canoe erano rotonde e in pelle come i canotti usati nel Galles occidentale. In realtà, sem- bra che i Mandan parlassero un dialetto Sioux, e le loro usanze non differivano da quelle tipiche dei popoli della prateria. In quanto al loro aspetto fisico, Catlin fu forse ingannato da casi d'albi- nismo, o vide individui di sanguemisto nati da unioni con cacciatori bianchi. Con i suoi dipinti e i suoi libri, il grande studioso ci lasciò una documentazione unica della cultura Mandan.  Ripro- dusse i loro splendidi abiti, i più eleganti di tutte le praterie, e descrisse le loro pittoresche ceri- monie, come la "Danza del Bisonte", per invocare l'arrivo dei bisonti prima della caccia, e la tortura rituale dell'O-kee-pa, versione Mandan della "Danza del Sole", praticata da molti popoli delle pianure. Pochi anni dopo la visita di Catlin, questa straordinaria cultura fu cancellata per sempre: nel 1837 i Mandan furono contagiati da un trapper malato di vaiolo. Nel giro di qualche mese l'intera tribù fu annìentata.