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KIOWA

Nella primavera dei 1874, come accadeva ogni anno da tempo immemorabile, i Kiowa attendevano il più importante avvenimento della vita della tribù: l'arrivo delle grandi mandrie di bisonti in migra- zione. I cacciatori scrutavano l'orizzonte delle grandi praterie, ma i bisonti non comparivano. Gli esploratori inviati a scoprire le cause dell'incomprensibile fenomeno videro solo pochi branchi sparsi qua e là nell'immensa pianura. Delle migliaia e migliaia di capi che ogni anno in quel perio- do attraversavano le praterie, non c'era traccia. Per i Kiowa fu l'inizio della fine: come per le altre tribù delle pianure, la loro sussistenza dipendeva esclusivamente dai bisonti. Essi fornivano il cibo e la materia prima per il vestiario, la copertura dei tepee, i mantelli, le coperte, i giacigli. Dal rumi- ne degli erbivori si ricavavano le borracce per l'acqua, dai tendini le corde, daile corna le tazze e i cucchiai, dagli zoccoli la colla. I Kiowa non coltivavano la terra, né lavoravano la creta. E neppure mangiavano pesci e uccelli, ritenuti affini ai serpenti e pertanto immondi. Il generale Sheridan, che nell'ovest era il più determinato fautore della "soluzione finale" contro gli indiani, aveva visto giusto: togliere il bisonte ai pellerossa della prateria significava metterli in ginocchio e sconfig- gerli definitivamente. Dietro sue precise direttive, le autorità militari incoraggiarono dunque in ogni modo lo sterminio delle grandi mandrie da parte dei cacciatori bianchi, che tra il 1872 e il 1874 massacrarono indiscriminatamente tre milioni e mezzo di animali. Nel 1875, a Fort Sili, in Oklahoma, i Kiowa si arresero e accettarono la segregazione in una riserva. Per decenni, sotto la guida di capi carisrnatici come Satanka, Lupo Solitario e Satanta, avevano combattuto fieramente contro l'uomo bianco che invadeva i loro territori di caccia. I soldati non erano mai riusciti ad aver- ne ragione: ciò che non avevano potuto ottenere combattendo lo avevano infine realizzato decimando i bisonti. Satanka e Satanta, arrestati insieme nel 1871, furono condannati alla prigionia nel peni- tenziario di Fort Richardson: il primo, ormai anziano, intonò il proprio canto di morte mentre lo portavano via incatenato, poi sfilò le mani dai ferri strappandosi tragicamente la pelle e interi bran- delli di carne, e si scagliò contro i soldati facendosi fulminare dai colpi di pistola di un sergente della scorta; Satanta, nel marzo del 1878, dopo aver anch'egli cantato malinconicamente, si gettò nel vuoto da una finestra. Raccontavano un'affascinante leggenda: i loro antenati furono chiamati nel mondo uno alla volta da un essere soprannaturale che Percuoteva un pioppo cavo. Poi Una donna incinta si incastrò nel passaggio e nessun altro poté più uscire. Il loro nome signìfica infatti "po- polo che viene fuori". Essi furono sempre molto attaccati alla loro storia, che veniva registrata su "calendari pittografico'. Uno di questi fu regalato allo studioso James Mooney dal Kíowa Piccolo Orso, per farlo conservare in un museo. L'indiano non volle niente in cambio: lo cedette perché la storia dei Kiowa fosse ricordata e i bianchi apprendessero che cosa avevano fatto. Si tratta della cronaca illustrata della vita della tribù, dal 1833 per sessant'anni. Ogni anno viene rappresentato tramite due avvenimenti, uno invernale e uno estivo. I disegni sono disposti a spirale, partendo dal- l'esterno. Dal punto di vista storico le vicende ricordate possono sembrare banali: non sono ripor- rtate le battaglie importanti bensì la morte di alcuni guerrieri, o le epidemie di vaiolo. Per molti aspetti i calendari Kiowa ricordano i moderni fumetti: avevano persino i balloon. Per esempio, un guerriero chiamato Lupo Nero viene raffigurato con una testa da cui esce un piccolo lupo nero. E questo parecchi anni prima che nascesse Yellow Kid.