In molti mappamondi e atlanti geografici non compare affatto: è l'Isola di Pasqua, Rapa Nui, appartenente al Cile.  Eppure, questa isoletta insignificante di appena 162 kmq è uno dei luoghi più famosi del mondo in materia di misteri.

Per più di due secoli dopo la loro scoperta avvenuta nel 1722 da parte degli olandesi, l'origine degli abitanti dell'isola di Pasqua e delle loro statue rimase un mistero.  Un tempo l'Isola di Pasqua era un paradiso ammantato di verde sul quale si ergevano centinaia di "MOAI", enormi sculture in pietra dalla caratteristica testa allungata, lungo naso appuntito e lobi dell’orecchio allungati. Gli abitanti, erano di razza, lingua e cultura del gruppo polinesiano. Prima della colonizzazione praticavano la pesca e l’agricoltura, abitavano in grandi capanne di forma ellittica, riuniti in più famiglie. Tutta la popolazione, in occasione della festa annuale in onore della “sterna nera” (un particolare uccello), si trasferiva nel villaggio sacro di Orongo La popolazione considerava l'isola l'ombelico del mondo poiché ritenevano di essere tutto ciò che restava al mondo in termini di sopravvissuti e di terre emerse dopo il diluvio universale. Oggi è una terra desolata,  praticamente priva di alberi ad alto fusto.  I moai ancora in piedi e intatti sono soltanto una cinquantina e si tratta solo di quelli restaurati di recente. La maggior parte è stata abbattuta, oppure la costruzione è stata interrotta. Tra le civiltà scomparse, quella dell'Isola di Pasqua spicca per la profondità del suo mistero e per il suo isolamento spaziale e temporale dal resto dell'umanità. Moltissime persone hanno fatto volare la fantasia davanti alle gigantesche statue di pietra e all'atmosfera di leggenda che aleggia in quest'isola sperduta.

Si dice che un tempo, su enormi piattaforme di pietra lungo la costa, dette "ahu", fossero allineati più di 300 moai. Inoltre almeno 700, in fase di costruzione, sono stati abbandonati nella cava dell'isola o sulle antiche strade che la collegavano alla costa. È come se gli scalpellini e i trasportatori avessero improvvisamente gettato gli arnesi e interrotto per sempre il loro lavoro. I moai, dopo essere stati scolpiti all'interno dell'isola, venivano trasportati verso la costa, distante ben 10 chilometri, e lì venivano innalzati.

Un'antica leggenda narra che i costruttori dei moai si nutrissero con pesci speciali pescati apposta per loro. Un giorno i pescatori scoprirono un'enorme aragosta, la catturarono e la portarono agli scultori. I quali a loro volta chiesero a una maga di cucinarla. La donna acconsentì, in cambio di una buona porzione del crostaceo. Mentre l'aragosta cuoceva, la maga si allontanò per far visita al fratello. Al suo ritorno, l'aragosta era già stata tutta mangiata dagli scultori, che stavano lavorando a un moai particolarmente impegnativo. La maga si infuriò e lanciò la sua maledizione: "Statue che siete in piedi, cadete! E voi, mai più mi ruberete il cibo: immobilizzatevi per sempre!". Così i moai crollarono e gli scultori, divenuti di pietra, non poterono sostituirli.  Impossibile non chiedersi in che modo gli indigeni,  che non disponevano di grandi alberi, di funi robuste e di animali da tiro, abbiano portato i giganteschi moai fino a un luogo distante chilometri e li abbiano innalzati. Gli isolani sostenevano che le statue avevano camminato da sole.