Il gatto e il sorcio giocavano nell’ovile. Il gatto strappò la coda al sorcio. “Per favore,  micino,  ridammi la mia coda”. “No, - rispose il gatto - Va prima a chiedere alla mucca che mi dia il latte”. Fece tre salti e corse a trovare la mucca. “Per favore dammi il latte, così il gatto è soddisfatto e mi restituisce la mia coda”. “No – rispose la mucca - Va a chiedere al contadino che mi dia il fieno”. Fece tre salti e di corsa a trovare il contadino. “Per favore, contadino, dammi il fieno per la mucca che mi darà il latte così il gatto sarà soddisfatto e mi restituirà la mia coda”. “No – disse il contadino - Va a chiedere al macellaio che mi dia la carne”. Fece tre salti e corse dal macellaio. “Per favore, macellaio,dammi la carne, così il contadino mi darà il fieno, perché la mucca mi dia il latte, perché il gatto sia soddisfatto e mi restituisca la mia coda”. “No – rispose il macellaio - Va dal fornaio che mi dia il pane”. Fece tre salti e corse dal fornaio. “Per favore, fornaio, dammi il pane così il macellaio mi dà la carne, così il contadino mi dà il fieno, così la mucca mi dà il latte, così il gatto è soddisfatto e mi restituisce la mia coda”. “Certamente – disse il fornaio - io ti offro una galletta. Ma se rubi il mio pranzo, io ti do una mazzata sulla testa”. Allora il fornaio gli diede il pane, che diede al macellaio, e il macellaio gli diede la carne, che diede al contadino, che gli diede il fieno, che diede alla mucca e la mucca gli diede il latte che diede al gatto e il gatto contento restituì al sorcio la sua coda.