Masanja, un ricco contadino, un giorno si accorse che qualcuno era andato a rubare nel suo campo di arachidi. Radunò moglie e figli e si mise a discutere con loro dello strano fatto. Al figlio, che si chiamava Mahushi, venne un’idea per acchiappare il delinquente e disse: “È semplicissimo! Se di notte ci metteremo a sorvegliare il campo di arachidi, il ladro ci cadrà senz’altro nelle mani. Mi assumo l’incarico e farò la guardia per la prima notte”. Il padre fu molto contento dell’idea del figlio e così, dopo essersi scelto un’arma, Mahushi si sedette sul tronco tagliato di un albero al lato del campo. Sapeva che non si sarebbe dovuto addormentare per niente al mondo, ma per quanto tentasse, Mahushi non ce la fece e si addormentò. Il ladro non tardò ad arrivare: altri non era che un leprotto che, dopo aver mangiato le arachidi, si allontanò a saltelloni tutto contento. La mattina seguente il ragazzo tornando a casa dovette subire le sgridate del padre e le canzonature della madre e della sorella per il suo insuccesso. A quel punto la famiglia decise che questa volta sarebbe toccato alla figlia vegliare nel campo e cercare di scovare il ladro. Lyaka era una ragazza coraggiosa e sapeva maneggiare bene le armi. Quella notte prese armi e frecce e si mise al bordo del campo. Ma ben presto anche a Lyaka si chiusero gli occhi. Quando la ragazza si svegliò e vide che il ladro era tornato non riuscì a perdonarsi di aver agito come il fratello. Appena il padre vide l’insuccesso della figlia brontolò moltissimo e decise che quella notte sarebbe stata la madre a far di guardia al campo ma anch’ella, come i figli, si addormentò e il leprotto ebbe tutto il tempo per mangiare le arachidi nel campo. Il marito si infuriò moltissimo e decise che la notte seguente sarebbe stato lui di guardia e che avrebbe fatto a pezzi quel delinquente. Prese con sé tutte le armi che riuscì a trovare in casa e partì per il campo. Ma anche Masaja quella notte si addormentò e il leprotto fece a pezzi tutte le sue armi.  Al suo risveglio il contadino era disperato, e si mise a riflettere in qual modo avrebbe potuto agire. Ad un tratto gli venne un’idea: costruì un fantoccio nel bel mezzo del campo e lo ricoperse di succo preso dall’albero della gomma che cresceva lì vicino. Come tutte le notti il leprotto non tardò ad arrivare. Quando vide quella figura sconosciuta ricoperta di stracci pensò subito di trovarsi di fronte ad un altro ladro di arachidi. Non volendo condividere il campo con altri, il leprotto iniziò a urlargli di andarsene. Ovviamente la strana creatura non rispose e così, preso dalla rabbia, il leprotto spiccò un gran salto verso il muto avversario. Ma rimase immediatamente appiccicato a quell’intruso. Masanja il mattino seguente trovò la lepre attaccata al fantoccio e fu molto contento di averla preso. La lepre cercò in tutti i modi di convincere Masanja della sua innocenza ma egli fu irremovibile e disse ai figli di portare la lepre a casa e di farla cucinare per pranzo dalla mamma. Sulla strada del ritorno il furbo leprotto riuscì a convincere i ragazzi della sua innocenza e disse che sicuramente il padre con le sue parole intendeva dire che la mamma avrebbe dovuto preparare un pranzo per lei e che sarebbe stata loro ospite. Fu così che la lepre per pranzo si fece preparare del pollo che diede da mangiare ai cani in cambio della libertà. Ma per paura della vendetta del ricco Masanja non una sola lepre si è più lasciata scorgere nella regione.