IL SODALIZIO IN FRANTUMI

Capitolo IV

Questa storia inizia il 14/10/2081, il giorno in cui Noname e i suoi otto amici traslocarono nella Germania del Nord.

Noname aveva usato il suo trasferibile portatile, cui bastava un richiamo e prontamente si rendeva disponibile. Il suo laboratorio era circondato dalla polizia e pensarono bene di trasferirsi da Erika, la sorella minore di Noname, che allora aveva 47 anni.

Erika abitava alla periferia di Lubecca, una cittadina montuosa. Erika aveva comunicato al fratello che erano disponibile due ville e che avrebbero potuto scegliere quella che preferivano. Una era da affittare, l’altra era abbandonata pur se quasi nuova, ma sembrava celasse qualche mistero......

La mattina del dì di partenza, alle sette erano già tutti pronti. Non fecero nessuna valigia, Devil aveva già deciso che avrebbe rubato tutto l’occorrente appena arrivati.

-Ehi, Ragazzi, ASPETTATE! - Noname era su di giri.- Non vi pare presto per partire? In Germania sono già le tredici, ma fuori qui è ancora buio...- sbadigliò.

-Scherzi? Non stavamo nella pelle già da un pezzo! Dai, preparati!- Lo intimò Sarah.

Erano tutti in giardino, pronti, mancava soltanto il dottore.

Pur non avendo bagagli erano vestiti con abiti pesanti, perchè anche se era ancora ottobre, a Lubecca c’era una temperatura molto fredda . Noname li raggiunse, spettinato, con il cappotto sbottonato e con un’espressione assonnata. Prese fra le mani il trasferibile posando a terra la sua borsa, si riunirono tutti in cerchio e lui digitò LUBECCA, laboratorio di Erika. Dopo un secondo di buio totale, si ritrovarono a destinazione. Erika non c’era. Noname si rivolse ai bambini:

-Nascondetevi, le faremo una sorpresa! - Loro si misero dietro un macchinario.

-ERIKA!!!! - Noname la chiamò più volte, finché si aprì una porta ed entrò una donnetta bassa, magra, i capelli castano chiaro lisci ed opachi, che teneva sciolti lungo le spalle, gli occhi verdi e il viso snello ma proporzionato. Portava gli occhiali sulla punta del naso ed indossava una scialba gonnellina verde acqua, un maglione bianco e mocassini blu. Fece un radioso sorriso ed esclamò:

-NONAME!!! Quanto tempo, finalmente! - Si abbracciarono.

-Questi sono i miei esperimenti: Sarah, Devil, Angel ed Ellis.- Erika squadrò tutti loro da capo a piedi, sgranando gli occhi.

-Ma sono bellissimi, prodigiosi! Hanno caratteristiche umane, tranne piccoli particolari.... - aveva una voce cinguettante e canterina.

-Ah, ti avevo promesso quattro sorpresine, ricordi?- Erika sorrise incuriosita:

-Noname, non mi avrai mica portato il nuovo balsamo, sai quello al gelsomino???-

-Ma che balsamo e balsamo! Guarda un po’ qui! Venite fuori...-

I bambini vennero fuori con Emily tremante di paura.

Erika si tolse gli occhiali, sorridendo:

-ADORABILI!!!! Che carini, sono dei bambini!!!! - Esclamò, piena d’ammirazione. - Ma sono identici a loro! Incredibile! Come si chiamano?-

Noname procedette per ordine:

-Allora, da destra: Angus, David, Sandy ed Emily. Portano le stesse iniziali degli adulti. -

Erika annuì senza perdere il sorriso. Poi disse:

-Allora, tu Noname resterai qua, vero? Voi potete uscire a vedere le case, sono proprio qui vicino. A proposito se incontrate persone non fateli sospettare! Credete di farcela, di fingere? Sapete, io ho una reputazione, sospetterebbero che vi abbia usato per i miei esperimenti: una cosa abominevole! - Si rivolse ai quattro adulti che acconsentirono. Poi si salutarono e mentre Erika e Noname iniziarono a conversare uscirono tutti quanti. La villa in affitto era malandata e troppo piccola per otto persone. In compenso l’affitto era basso. L’altra invece era grande, nuova ed elegante. C’erano intorno altre quattro casette, tutte su una collinetta.

-Senza dubbio, io scelgo questa!- Decise Angel, avvicinandosi alla casa più grande. C’era un cartello malconcio, a pochi metri dall’ingresso di essa:- "Attenzione: questa casa può essere pericolosa a causa dei fantasmi che la abitano."- Lesse Ellis, con espressione spaventata. Era scritto male, confuso.

-Sono tutte cretinate! - Sbottò Devil - Entriamo, magari migliorerà con una rinfrescata di pittura. -

-Ma buongiorno!!!- Cicalò una voce dietro di loro. Si girarono e videro una donna grassa, accompagnata da una bambinetta di tre anni e da un ragazzino di  dieci. Li seguiva a distanza, un uomo alto e secco, forse il marito. L’uomo era biondo, come la bambina mentre la donna e il ragazzo erano mori.

-Siete nuovi di qua? Sapete è raro vedere gente nuova da queste parti...- La donna chiese con un radioso sorriso.

-Ehm...sì, veniamo da New York, siamo indecisi su che casa scegliere.. - spiegò Angel.

-Capisco. Quella farebbe al caso vostro, vedo siete in tanti, vi occorre spazio.-

Nel sentire la parola New York, la donna cambiò espressione, divenne seria. Poi riprese, sorridendo ancora:

-Bè, siccome è una novità qui per noi, vedere gente nuova, e soprattutto degli americani, siete tutti quanti invitati a cena a casa nostra, questa sera! -

A questo invito non seppero rispondere in quanto non mangiavano.

-Veramente noi non vorremmo disturbarvi, e poi abbiamo già pronto a casa nostra. - accennò Sarah, arrossendo.

Ma la donna insistette:

-Per piacere! Non rifiutate il nostro invito! Allora a stasera, alle 20, a casa nostra. Guardate, è quella laggiù. - Indicando una casetta piccola, non molto lontana.

Si allontanò con un cenno della mano, seguita dal marito e dai figli, facendo rientro a casa.

-E adesso che facciamo?- Domandò Sandy.

-Non so. Proporrei di farci far diventare invisibili code ed ali per tutte le volte che usciremo ancora.- Suggerì Ellis. Rimandato il pensiero, entrarono a visitare la villa. La sala era gigantesca, era stata costruita nel 2006, il soffitto era alto con un lampadario al centro, molto sfizioso con decori a mo’ di corona sulla lampadina. La sala comunicava con un corridoio che portava alla grande cucina ed all’uscita sul retro. C’erano inoltre una sala da pranzo ed uno studio. Una scala a chiocciola in legno era di fronte alla porta d’ingresso. Salirono. Sopra, nel corridoio, c’erano otto porte. Sei erano camere: due matrimoniali una con letto singolo, tre erano vuote e le ultime due erano bagni.

-Nelle stanze vuote si possono mettere altri letti. - Propose Angel.

La stanza singola era molto carina, con un letto a baldacchino in ferro, cassettiera e specchio, tutto in ottimo stato. Doveva essere appartenuta ad una bambina, perchè sul letto c’era una bambola con pochi capelli, biondi corti e sparati, mezza nuda e sporca.

-Questo letto è mio!!!- Esclamò Sandy tuffandosi sul lettino. - Che schifo questa bambola!- Gettò la bambola a terra. Emily la prese e disse:

-No è molto carina. La chiamerò Emily, come me. I quattro bambini erano rimasti soli. Gli altri stavano controllando la cucina, al piano di sotto. D’un tratto Angus sbiancò e sgranò gli occhi, spaventato, indicando Emily.

-E-e -mily...-balbettò - c’è una bambina vicino a te!!!- Emily si guardò attorno, ma non vedeva nessuno.

-Angus, tu sei tutto matto!- Commentò Sandy scuotendo la testa, e compatendolo.

-Sì, è il fantasma della bambola!!!- Esclamò David, che strappò la bambola di mano ad Emily e la gettò dalla finestra aperta. Sandy scoppiò a ridere, vedendo Emily preoccupata.

-Così non tornerà più! - Continuò David.

-Perché l’hai fatto?! - Strillò Emily, lacrimando.

-ATTENTO, DAVID!- Angus si gettò verso David, spingendolo via, appena prima che lo specchio si frantumò a terra, rompendosi in mille pezzi, nel punto in cui c’era David. Emily si coprì il viso con le mani, appiattita contro il muro. Sandy li guardava, incredula.

-Angus, mi volevi spaccare in testa quello specchio. - Sibilò David, alzandosi, di fronte ad Angus che divenne ancora più pallido di prima e scosse la testa, esclamando:

-No! Si è mosso da solo! Emily, Sandy!!! Voi avete visto tutto! Non lo muovevo telepaticamente, giuro!!! Diteglielo voi!!! -

-Non so, io ho soltanto visto quello specchio che levitava verso David, e tu, ANGUS, che lo fissavi! - Intervenne Sandy. - Inoltre, non levitava molto in alto... circa alla tua altezza. -

Emily nel frattempo era sparita, forse avrebbe voluto avvertire gli altri. Angus continuò a giurare di non aver fatto nulla, finché arrivarono tutti gli altri, assieme ad Emily.

-Che è successo?- Chiese Sarah vedendo i frammenti di vetro in terra.

-Angus ha salvato David da quello specchio che levitava. Stava per cadergli sulla testa. - Spiegò Emily. Angus si sentì sollevato, di essere appoggiato almeno da lei.

-Non è vero! Era solo una messinscena! Angus voleva fare l’eroe, almeno per un giorno. - La contraddisse David.

-Ma Angus ora sarebbe già pietrificato... e poi non avete letto quel cartello? Angus l’ha salvato da un fantasma!- intervenne Ellis.

-Non è pietrificato perchè a David non è successo nulla, comunque l’intenzione era un’altra. E non tirare fuori la scusa dei fantasmi!- Ribadì Devil.

-Secondo me questa casa è stregata, andiamocene.- Tagliò corto Angel, evitando i battibecchi.

-VOI, se volete, ve ne potete andare. Noi resteremo qui. Fate ciò che volete, ma voi dovete starci lontano.- Disse Sarah, con tono freddo e tagliente.

-Che cosa?!! Noi dobbiamo stare uniti! Non ricordate l’alleanza?- Strillò Ellis.

-Bè, da oggi l’alleanza non esiste più!!!- Esclamò Devil, lasciando lei ed Angel di stucco.

Calò un silenzio improvviso.

-Angus, Emily, venite. Andremo nella casetta qua di fronte...-mormorò Ellis, dirigendosi verso l’uscita, seguita da Angel e dai bambini.

Si chiusero lentamente la porta alle spalle, senza fiatare. Uscendo Emily, notò la bambola, per terra, a qualche passo dall’ingresso, ma non la prese, perchè ormai era convinta che no le appartenesse più.

Quel pomeriggio, verso le 16, si ritrovarono casualmente al laboratorio di Erika, tutti quanti. I quattro angeli arrivarono quando gli altri erano già arrivati e stavano spiegando ad Erika e Noname, il modo di far diventare invisibili le code. Sandy e David aspettavano che Noname, con un breve intervento impedisse loro di crescere, ed Anche Emily ed Angus ambivano a questo.

-Allora, quale casa avete scelto?- Si informò Erika, sorridente come al solito, appena vide entrare gli angeli.

-Noi veramente abbiamo scelto quella in affitto. Quindi se volete mettervi in contatto con i proprietari per il contratto. Loro hanno preso l’altra... - Spiegò Ellis.

-Come mai? Pensavo che una vi bastasse....comunque non c’è problema. Ho un’invenzione che fa al caso vostro. Venite. Angus, Emily, potete andare con Noname. - Continuò Erika.

Prese una piccola macchinetta verde, con una fessura rettangolare, un tasto ed un display.

-Se non sbaglio i vostri capelli sono d’oro...- disse. Annuirono, curiosi.

-Bene, questa macchina può trasformare i vostri capelli in banconote di vario tipo e valore. Allora, EURO!!! - Sul display apparve la scritta euro.

-Datemi una ciocca di capelli. - Ubbidirono. Li inserì nella fessura, dove poi ne uscirono numerose banconote di tagli diversi.

-Per pagare l’affitto...- Sorrise Erika porgendogli i soldi.

-Erika, sei speciale! Non smetti di stupirci!!!- Esclamò Angel, meravigliato. Poco dopo, tornarono i quattro bambini, con Noname. Lo scienziato diede agli altri delle boccette di siero dell’invisibilità. Bastava lo mettessero su code, ali ed aureole. L’effetto però durava solo per tre ore. Un po’ come la carrozza di Cenerentola.....I due scienziati però si stupirono nel vederli tutti quanti così freddi e senza rivolgersi mai la parola.

Quella sera, alle 19.30, erano arrivati all’ingresso della casa di Helga Muller, la donna che li aveva invitati. Prime delle 23 avrebbero dovuto andarsene, perchè sarebbe scaduto l’effetto del siero.

-Entrate prima voi. Sembra che andiamo sempre insieme, la cosa mi snerva un tantino...- disse Sarah, allontanandosi con gli altri. La ignorarono e bussarono alla porta. Aprì la bambina. Appena li vide, chiamò la mamma, che corse alla porta con addosso un grembiule ed un bel vestito a fiori.

-Buonasera, benvenuti!!! Entrate, prego.... - Li accolse calorosamente. Dopo un quarto d’ora bussarono anche gli altri ed entrarono. La casa era calda, piccola ma rassicurante. C’era un buon odore di arrosto. Era ben arredata, la sala era piccola, con un divano, due sedie ed un modello vecchio di televisore digitale. Anche la cucina si presentava bene, tutto molto semplice ma non mancava nulla di essenziale. La donna presentò loro i figli e il marito.

-Allora, mio marito si chiama Hans, lei è Assinka e lui Vladimir. Lei ha quattro anni e lui dieci. Abitiamo qui da circa 15 anni. A noi piacciono i posti isolati. -

Si sedettero tutti seduti in cucina, attorno alla tavola imbandita di ogni ben di Dio.

-Scusate se mi permetto di dirlo, ma... siete tipi alquanto particolari. Senza offesa, ma... ad esempio: voi quattro avete tutti i capelli rossi e vestite sempre di rosso o di arancio, mentre voi siete tutti biondi con gli occhi azzurri e vi vestite di azzurro o di bianco. - Criticò il marito, da vero ficcanaso.

-E allora? Perchè, c’è qualche problema? Vuole che mi metta io a criticarla?! - Sbottò Devil. Helga guardò di storto il marito, vergognandosi per lui, e pensando che quella riposta se l’era cercata. Allora cambiò discorso, dicendo:

-Volete mangiare qualcosa? Guardate: insalata, panini, salatini...- elencò i cibi sulla tavola imbandita.

-No grazie, abbiamo.... - Angel non poteva raccontare bugie, per cui si girò verso gli altri e Sarah intercettò il suo problema.

-Abbiamo già mangiato, grazie. - Concluse.

-Ci può parlare degli altri vicini?- Iniziò Ellis, mentre Helga le mise davanti un piatto di pastasciutta, ostinatamente.

-Allora, oltre a noi, ci sono altre sei persone. Qui accanto abitano una coppia di anziani, lei è un tipo strano, un po’ matta, non esce mai di casa e dicono che non mangi quasi mai. Poi, c’è una famigliola, sono spagnoli, hanno una figlia, abitano più in avanti. Infine c’è un uomo d’affari che viene qua raramente, probabilmente verrà fra pochi giorni.- Spiegò Helga. - Ma voi non vi siete ancora presentati! Siete parenti? Amici?- S’incuriosì poi la donna.

Non seppero che rispondere. D’altronde non potevano raccontare chi erano e quale era la loro situazione. Gli angeli poi non potevano parlare, per non mentire, per cui attaccò Devil, dicendo:

-Siamo amici, siamo qua in vacanza. Noi abitiamo nella casa abbandonata e loro sono in quella in affitto. I nostri nomi..... - s’interruppe, ma Sarah fu pronta a continuare:

-Per rispetto della privacy, non li diamo mai, sa, in America si fa così....-

Helga ed Hans annuirono sconcertati. La serata procedette bene, e se ne andarono alle 22.45, in fretta e furia.

-Che tipi strani!- Commento Hans, quando se ne furono andati. - Non hanno mangiato, i bambini non hanno detto una parola... e poi la storia della privacy...MAH!!! davvero bizzarri! -

Scosse la testa.

-Ma anche te potevi risparmiarti le critiche, Hans! - Lo sgridò la moglie, indignata.

-Ma vedrai che se ne andranno presto. La casa non ammette intrusi. - L’uomo si riferiva alla villa abbandonata.

Quella notte, ci fu un violento temporale, tuoni assordanti e lampi che per pochi attimi abbagliavano tutta la collina. (Classico degli horror, no, il temporale sulla casa maledetta?

Questo non è un horror, ma tutto fa brodo....!) I quattro bambini, nelle due case non riuscivano a prendere sonno. La pioggia cadeva a catinelle, si erano già formate enormi pozzanghere fangose. Angus ed Emily dormivano ognuno in un letto proprio, nella stessa camera, mentre David e Sandy, furono costretti a dividersi il letto a baldacchino, ma l’indomani avevano già deciso che avrebbero rubato un secondo letto.

-Sandy, stai occupando tutto il letto! - Ripetè David per la centesima volta. Sandy si spostò leggermente senza dir nulla. Quella stanza al buio era molto tetra, ogni tanto un lampo illuminava il cassettone di fronte a loro, per poi ridar posto al buio più totale. D’un tratto, Sandy cascò dal letto con un tonfo.

-Che stupida, sei caduta!!! - La schernì David. Sandy si rialzò, con gli occhi colmi di paura.

-Qualcuno mi ha spinta... sei stato tu, vero? No, aveva una voce femminile, chiamava il mio nome...- la voce le tremava ed aveva il fiatone. Tornò a letto, coprendosi interamente. Ma all’improvviso qualcuno le tolse lentamente la coperta di dosso.

-Piantala, David!!! - Strillò lei mettendosi, seduta, ma davanti a sè vide una sagoma bianca indistinta, che piangeva, strillando il suo nome. Sandy gridò come una matta, scrollando David, ma la sagoma non se ne andò.

-CHE C’E’???!!! - Scattò lui.

In quell’istante si accese la luce ed entrarono Sarah e Devil e la sagoma sparì.

-Perchè hai urlato?- Domandò Sarah, agitata.

-Qui, sul letto! C’era un fantasma che mi chiamava! Piangeva e... guardate!!!- Indicò davanti a sè. Lo specchio che si era rotto quel pomeriggio, era lì, attaccato alla parete, ancora intatto.

-Non è possibile! Forse Angus l’ha ricomposto con la telepatia. - Suggerì Devil.

-Io ho paura a stare qui, perchè non andiamo a casa di Ellis e Angel?- Piagnucolò Sandy.

-No, sono stufa delle loro prediche. - Esclamò Sarah - LORO sanno tutto, LORO sono degli angioletti indifesi, poverini LORO che sono rimasti senza di noi! Per tutto il tempo si sono sacrificati, rovinando tutti i nostri piani. Questa alleanza non era da fare, siamo e saremo sempre eterni nemici, loro sono angeli e noi siamo diavoli. Questo spiega tutto.-

-Inoltre, se non aveste fatto quest’alleanza, Daniel e Kristel sarebbero ancora vivi....forse.... - aggiunse David.

-Comunque domani chiederemo spiegazioni ad Erika su questa casa. Se è davvero stregata, andremo nell’altra e faremo sloggiare i quattro angeli. - Decise Devil.

Intanto, Emily era riuscita a prendere sonno, mentre Angus era affacciato alla finestra semiaperta, senza preoccuparsi che entrava un gran freddo e tanta pioggia.

-ANGUS!!! - Qualcuno lo chiamò. La voce proveniva da sotto.

Guardò in basso e vide sotto la pioggia una bambina di circa la sua età, bionda con lunghe trecce che lo stava fissando.

-Chi sei?- Domandò lui, urlando per farsi sentire.

-Mi chiamo Annabelle. Vieni a giocare con me?- Era vestita stranamente, aveva in mano una corda per saltare. Emily si destò e si affacciò anche lei. Diede un’occhiata di sotto e chiese:

-Ma con chi parli? Non c’è nessuno. Dai, torna a letto. -

-Come nessuno? C’è una bambina là sotto, si chiama Annabelle. Ti sta salutando! SI CHIAMA EMILY!!! - urlò Angus, alla domanda della bambina. Emily guardò Angus come fosse pazzo. Poi vide l’espressione di Angus cambiare di colpo.

-Cosa vedi?- Balbettò Emily.

Angus sgranò gli occhi indietreggiando, Emily lo seguì con lo sguardo.

-L’ha uccisa! Annabelle è morta! ADESSO!! - Esclamò Angus con voce strozzata. Emily guardò di sotto, ma non vide altro che pozzanghere e terreno fangoso e scosceso.

La mattina seguente, Sandy e David si recarono a casa degli altri. Ellis ed Angel non erano in casa. Erano in laboratorio a rifornirsi di siero.

-EMILY!!!! ANGUS!!! - Li chiamò Sandy, guardando in alto, verso la finestra della camera degli angioletti, proprio nel punto in cui Angus aveva visto Annabelle. La tapparella era tirata giù. David tirò dei sassi su di essa, e Sandy lo imitò.

-Ehi, piccoli delinquenti! Vi rendete conto di che state facendo?- Si girarono e videro una donna giovane, vestita eccentrica e pomposa. Era alta, snella, i capelli corvini e gli occhi neri. Si dava più arie lei di un ventilatore! Andò verso di loro, anzi, arrivò prima il suo profumo di lei!

-Mi pare evidente che i signori non siano in casa. - Continuò con tono pignolo. In quel momento si alzò la tapparella ed Emily si affacciò salutandoli. La donna si rimangiò le sue parole.

-Così impara a farsi gli affari suoi. - David non riuscì a trattenersi del rinfacciarglielo. La donna se ne andò, indignata.

-Che ci fate qui?- Chiese Emily appena quella donna se ne fu andata.

-Dobbiamo parlare, scendete! E’ importante! - Insistette Sandy. Emily annuì dicendo che avrebbe dovuto chiamare Angus. Poco dopo scesero raggiungendo gli altri.

-Venite a casa! Forse scopriremo il mistero del fantasma! - Esclamò David, incamminandosi già in direzione della villa assieme a Sandy. Gli altri sembravano un poco riluttanti.

-Stanotte Angus ha visto uno spirito... - cominciò Emily, bloccandosi per far continuare Angus, che disse:

-Sì. Era una bambina pressapoco della nostra età, di nome Annabelle. Ma all’improvviso è arrivata una figura indistinta che ha....ha accoltellato Annabelle... - Abbassò lo sguardo, nel timore che David e Sandy non gli credessero e che l’avrebbero sbeffeggiato da lì all’eternità. Invece rimasero seri, ed Angus proseguì:

-La cosa curiosa è che mi chiamava. Conosceva il mio nome. -

-La stessa cosa è successa a me. Era una sagoma strana. Guardate queste foto. David le ha trovate stamattina, dentro la cassettiera. -

Sandy mostrò due vecchie foto che mostravano una bambinetta bionda con le trecce, sorridente mentre l’altra fotografia era a metà, non si capiva cosa raffigurasse.

-Allora, vogliamo andare?!- Sbottò David, innervosito da Angus che era incantato nel fissare le foto, e diceva che quella a metà si era mossa. Poi entrarono nella villa, Sarah e Devil erano andati a rubare mobili vari ed un altro letto.

-Che dobbiamo fare esattamente?- Domandò Emily.

-Bruceremo la bambola e le foto. Di sicuro il fantasma si arrabbierà, ma così magari se ne andrà....o forse riusciremo a parlargli!- Spiegò Sandy.

-HO PAURA!!! - Piagnucolò Emily, ma gli altri la ignorarono. Così si diressero nella camera dei due bambini. Angus prese la bambola e la posò sul tappeto polveroso. Si sedettero tutti in cerchio. Sandy dispose le foto accanto alla bambola, in mezzo a loro.

-Sandy brucerà la foto, Angus, quando saranno bruciate lo spegnerai scagliando un sasso, sopra la fiamma. - Decise David.

-Qualsiasi cosa accada.... NON MUOVETEVI. - Concluse Sandy, con tono freddo.

Sandy scagliò una piccola palla di fuoco sugli oggetti che cominciarono ad abbrustolirsi. Le fotografie si raggrinzirono ed i capelli sintetici della bambola presero subito fuoco. D’un tratto, però la bambola cominciò a levitare: Si alzò di mezzo metro da terra. Emily sgranò gli occhi, trattenendo a stento un urlo.

-Viene verso di me!- Esclamò Angus mentre la bambola si avvicinava a lui.

-Stai fermo! Non provare a muoverti!- Lo avvertì David. Poi, apparve Annabelle, dietro ad Angus.

-LA VEDO!!! E’ ANNABELLE!!! - Strillò Sandy. Ora la vedevano anche Emily e David. Annabelle afferrò la bambola e la prese in braccio, allegra. Poi dietro la bambina si vide un’ombra, sembrava disumana. Quella visione fu troppo per Emily. Si alzò in piedi, gridando ed afferrando la bambola. Annabelle sparì. Angus fu pronto a spegnere le fiamme, ma ormai le foto erano ridotte in cenere.

-Che ti salta in mente? Hai rovinato tutto! - Esclamò David. Emily stringeva la bambola a sè, piangendo.

-Oh, non importa.- Mormorò Sandy - Dobbiamo andarcene da qui. Prima possibile. - Anche gli altri furono d’accordo.

Quella sera, Angel ed Ellis ebbero una visita. Pensarono subito che forse era quella famiglia di spagnoli di cui parlò Helga Muller. Erano in tre. La donna boriosa ed eccentrica, una bambina, probabilmente la figlia che sembrava la fotocopia della madre, ed un uomo, forse il marito, molto elegante, anch’egli coi capelli lisci corvini.

-Buenas Dias!! !- Esclamò la donna, con un sorriso aperto appena Ellis aprì la porta.

Era la conferma che erano gli spagnoli.

-Mi chiamo Pamela Yuares, lui è mio marito Mark e lei nostra figlia Regina. Volevamo darvi il benvenuto qui. Vi abbiamo portato un regalino... - Frugò nella sua borsa viola con pailettes. Intanto era arrivato anche Angel, che aveva sentito la voce cinguettante della donna, nonostante fosse al piano di sopra. Pamela, col sorriso da star stampato sul viso, porse loro un’orrenda bambolina, tipo souvenir, con tanto di nacchere.

-Viene da Madrid. - Disse il marito.

-Grazie, non dovevate... - disse Ellis, timidamente.

-Oh, cara che vuoi che sia!!!- Cicalò Pamela, gesticolando in continuazione. Dopo qualche convenevole la famiglia spagnola stava per andarsene salutando, ma Angel li fermò, credendo fosse l’occasione giusta per chiedere informazioni sulla villa abbandonata. Domandò per prima cosa se erano accadute cose o fatti strani, precedentemente. Rispose Mark:

-Noi siamo arrivati qui da poco più di un mese, e tutto ciò che possiamo dirvi è che ci è stato detto che è infestata dai fantasmi.- Lo disse con naturalezza, come niente fosse, lasciando Angel inebetito. In quell’istante però, sentirono delle forti grida provenire dalla villa e videro Devil, Sarah, Sandy e David uscire di corsa dalla casa, spaventati a morte da chissà cosa.

-Oh, Dio! Che sarà successo?- Strillò Ellis con voce strozzata. La risposta la ebbe presto: un mostro enorme a forma di ragno, però con la testa umana sfondò la porta d’ingresso della villa. I tre spagnoli non si mossero, rimanendo immobili, finchè non si accasciarono tutti a terra. Ellis soccorse la donna.

-PAMELA!!! Che cos’hai??!! -

Ma di colpo, la donna si tramutò, era un mostro anche lei, come gli altri! Erano tutti delle specie di ragni, fatti tutti diversamente, la donna si era trasformata in granchio.

Intanto i due angeli avevano raggiunto i quattro demoni che stavano scappando, inseguiti dal gigantesco mostro. Sotto la collina c’erano un grande prato e, subito dopo, la foresta.

Ellis ed Angel, volarono sopra il mostro e gli tirarono dei macigni, fino a sotterrarlo, ma non ebbero la certezza che fosse morto.

-ANGEL! ELLIS! - Esclamò Sarah, fermandosi.

-Fermatevi! Dobbiamo salvare Noname ed Erika! Ed anche Emily ed Angus, che sono in laboratorio con loro. Venite, non c’è tempo da perdere. - Decise Angel.

Sandy e David furono d’accordo, volevano anche loro liberare Angus ed Emily.

-NO!- Scattò Devil - E’ colpa vostra se si sono liberati quei mostri. Tocca a voi rimediare, salvateli voi i vostri angioletti. -

-Che stai dicendo? Come è colpa nostra?- Strepitò Ellis.

-Sì, siete voi! Voi avete fatto domande sulla casa ad uno di loro! Per questo ora sono in giro! - Intervenne Sarah.

-Bè, fatelo almeno per Erika! E per Noname! - Insistette Angel.

-No. Vi ho già detto che l’alleanza è stata cancellata. Adesso arrangiatevi. - Concluse Devil con tono glaciale, più serio che mai. I quattro demoni così si incamminarono velocemente verso la foresta, lasciando gli altri a fissarli finchè sparirono dalla loro vista. In breve si inoltrarono fra gli alberi.

-Dai, andiamo! - Sospirò Ellis, spiccando il volo, per tornare sulla collina. Angel la seguì, furibondo per il tradimento ricevuto. Planarono sulla collina e videro i tre spagnoli ormai mutati ed altri quattro esseri, forse la famiglia Muller.

Il laboratorio era una costruzione sferica, alta quindici metri. Numerose finestre disegnavano il perimetro di esso. Ellis si appoggiò al vetro di una finestra e guardò all’interno. Vide quattro persone agitate. Erika e Noname sembrava discutessero ed Emily ed Angus seguivano animatamente la conversazione.

Bussarono sul vetro. Emily aprì la finestra con la telepatia ed entrarono.

-Oh, quanto mi dispiace! Sono IO un mostro, non loro... - disse subito Erika, con espressione tesissima.

-No, è colpa nostra, noi le abbiamo chiesto della casa... - accennò Angus. Noname scosse la testa, irritato.

-Non c’è un rimedio?- Chiese Angel, impaziente. Erika chinò il capo, nascondendo il viso dietro i capelli, quasi a vergognarsi.

-Ho paura che dovrete sconfiggerli, non ci sono altri rimedi. Dove sono gli altri? E’ pericoloso ora, gironzolare qui intorno! - Disse Noname.

-Sono solo degli incompetenti! Non hanno voluto collaborare. Abbiamo insistito ma ora sono andati nella foresta....- spiegò Ellis . Noname alzò gli occhi al cielo, mentre Erika sospirò, preoccupata..

-Lo sapevo che creare due specie di mutanti così diversi sarebbe stato dannoso. Li creai lo stesso. E’ ora che usi questa testa di coccio che mi ritrovo ed inventi qualcosa. - Disse Noname.

-Erika, ma tu quindi sapevi qualcosa... - accennò Ellis, guardando in faccia la scienziata. Erika annuì con un cenno del capo e prese a spiegare:

-E’ una faccenda complessa. Solo che non pensavo che sarebbe accaduto tutto così in fretta, semplicemente per una domanda. -

Prese a camminare avanti e indietro, con lo sguardo fisso a terra.

-In pratica solo perchè loro mi hanno chiesto informazioni e io gliele ho fornite, sono saltati fuori quei mostri. Ma non sono mostri veri... - si fermò, dinanzi a loro.

-E allora che cosa sono?- Chiese Angel in tono rabbioso.

-Sono cavie umane! Cavie che usò uno scienziato, morto da decenni. Avete per caso visto il fantasma di una bambina? Che diceva di chiamarsi Annabelle?-

-Sì, noi l’abbiamo vista più di una volta. - Rispose Emily.

-Bè, Annabelle è identica a voi, è una specie di angelo. Ma venne uccisa da un altro eperimento, un enorme ragno. Venne uccisa là, in quella villa. - Erika divenne pallida come un cencio.

-Perchè ti sei stabilita qui se conoscevi questa storia?- Chiese Ellis.

-Per studiare i movimenti e il comportamento di queste cavie, e cercare di eliminarle, ma scoprii che in forma umana sono immortali. Vanno sconfitti in forma mostruosa .-

Finalmente Erika si liberò del peso che la opprimeva da anni.

-Propongo di andare a cercare gli altri! Saranno in pericolo... - Propose Angus.

Noname annuì dicendo che lui ed Erika li avrebbero sorvegliati da una specie di atlante della zona, monitorizzato. I quattro angeli, uscendo, presero il volo e si misero alla ricerca degli altri, nella foresta. Era mezzanotte, quando i quattro demoni si rifugiarono in una grotta, nel mezzo della vegetazione. Avevano formato due fiammelle per illuminare l’interno della grotta. Era una grotta piccola, ma ci stavano bene.

-Dite che qui non ci troveranno?- Domandò Sandy, sedendosi per terra, un poco dubbiosa.

-No, siamo in mezzo al bosco... - rispose Sarah, anche lei non molto convinta. Un paio di minuti dopo sentirono dei leggeri passi avvicinarsi e degli scricchiolii di rami spezzati.

-Spegnete le luci! - Ordinò Devil, e Sarah ubbidì. Rimasero nel buio più totale. C’era un silenzio spettrale, si sentiva solo qualche grillo in lontananza e quello strano fruscìo.

-C’è nessuno qui?- Domandò una voce maschile, proveniente dall’entrata della grotta. Non risposero, e l’uomo entrò illuminando l’ambiente con la torcia. Li vide.

-Oh, grazie al cielo! Mi spiace di avervi spaventato... avevamo visto delle luci, e... vieni Rebecca.... - apparve poi una donna austera, doveva avere l’età dell’uomo, circa 70 anni.

-Chi siete?- Chiese Sarah.

-Noi abitiamo sulla collina. Io sono Edward O’Connor, lei è mia moglie Rebecca. Voi abitate nella villa, vero?- Annuirono.

I due anziani si sedettero accanto a loro. La donna posò a terra una lampada a petrolio, vecchia di chissà quanto, Comunque illuminava tutta la grotta.

-Avete scelto male, ragazzi. Quella casa è pericolosa. - Disse Rebecca con tono piatto.

-E allora non potevate dirlo subito?! - Sbottò Devil. I due coniugi si scambiarono un’occhiata furtiva, poi Edward spiegò:

-Se l’avessimo detto, sarebbe stata la fine, ma mi pare che ci abbiano già pensato i vostri amici...- Spiegò così la stessa storia che raccontò Erika agli angeli.

Alla fine, David e Sandy parlarono di Annabelle, della seduta spiritica e dei manoscritti che trovarono, apparsi misteriosamente sulla cassettiera. Coincideva tutto con la storia che aveva raccontato Edward.

-Guardate, c’è la luna piena... - Esclamò poi Rebecca. Infatti, la luna si vedeva perfettamente..

-Che ne dite se vado a cercare dei rami e facciamo un bel falò?- Propose Edward alzandosi.

-Se vuole l’aiutiamo...- suggerì Sarah. L’uomo sorrise, ma la fermò con un cenno della mano.

-Siete i nostri ospiti, stasera. - ironizzò, per poi prendere la torcia ed uscire. Aspettarono mezzora, ma Edward non fece ritorno. Proposero di andare a cercarlo, ma Rebecca li fermò

dicendo che aveva sentito dei passi. Infatti, videro un’ombra all’ingresso della grotta. Ma non era Edward, almeno, era lui ma non era più umano. Era un lupo mannaro, che si era trasformato con la luna piena. Era alto due metri, i vestiti erano dilaniati, e camminava a quattro zampe. Aveva il lungo pelo arruffato grigio scuro, gli occhi rossi inespressivi.

Cominciò a ringhiare contro di loro, Rebecca compresa.

-Scappiamo!!! - Urlò Sandy, correndo fuori accecata dal terrore. Il lupo cominciò ad inseguirla.

-SANDY, NON CORRERE!!!! - Gridò Sarah uscendo di corsa dalla grotta, seguita dagli altri. Lasciarono Rebecca sola, al buio, con lo sguardo perso nel vuoto.

Corsero fuori. Sarah lanciò una palla di fuoco, colpendo il lupo in pieno. Questi si voltò verso di loro e lasciò perdere Sandy.

-SCAPPA, SANDY! - Esclamò Devil - Noi proviamo ad attaccarlo!- Si rivolse a Sarah che continuò a correre. Il lupo si era voltato verso di loro, ma non si avvicinò. David era a fianco di Sarah e Devil e cercò di intravedere Sandy, ma non la vide. Era ormai lontana. D’improvviso il lupo saltò verso di loro e riuscì a graffiare Sarah ma gli altri due lanciarono il fuoco contemporaneamente, investendo il lupo che cadde a terra privo di sensi.

A quella visione Sandy, che si era nascosta, li raggiunse.

-Andiamocene prima che si risvegli.... - sussurrò Sarah, distrattamente, tenendosi il braccio.

-Ti sei fatta male?- Le chiese David.

-No... sto benissimo..... - Mentì lei.

-Come benissimo? Stai sanguinando! Vieni, torniamo indietro! - Decise Devil. Lei si nascose la ferita con la mano, ripetendo che andava tutto bene.

-Che fine ha fatto Rebecca?- Domandò Sandy.

Tornati alla grotta non c’era traccia dell’anziana donna. Girarono per circa mezz’ora, a vuoto, ormai era quasi l’alba.

-OH, NO!!! Maledizione!!! - Esclamò Devil, di colpo, dopo parecchio che camminavano.

-Cosa c’è?- Chiese Sarah.

-Guardate là, c’è ancora la carcassa di quel mostro! Stiamo girando in tondo!!! - Infatti, semi nascosto dalla vegetazione, si scorgeva il lupo, ancora svenuto.

-Non vorrei fosse questa la foresta di cui parla il manoscritto. - mormorò David. Gli fece eco Sandy, preoccupata:

-Sì, la foresta degli alberi che camminano!!! Nessuno ne è mai uscito vivo!!! SIAMO IN TRAPPOLA!!! -

Intanto, anche i quattro angeli si erano inoltrati nella foresta, senza ovviamente sapere che era la foresta progettata e creata dallo stesso scienziato che aveva creato tutti quei mostri.

Anche loro camminavano da un po’ di tempo, chiamando ripetutamente i nomi degli altri, senza ricevere risposta.

-Ho un’idea!- Si rivolse loro Angus - facciamo un segno sulla corteccia degli alberi, così al ritorno sarà più facile. -

-Sì, ottima idea! - Disse Ellis. Angus prese un sasso e disegnò una X su un albero, ma d’un tratto apparvero le X su tutti gli altri alberi, misteriosamente....

-Come è possibile? Non è normale questa foresta! - Commentò Angel. Poi si sentirono dei passi pesanti e veloci avvicinarsi sempre di più. Finchè videro in lontananza uno stranissimo mostriciattolo color marrone, una specie di cervo, che stava correndo verso di loro.

-Che cosa è quello?? Sarà pericoloso!!!- Strillò Emily. - Si raggrupparono con Ellis ed Angel pronti a colpirlo. Ma il mostro si piazzò dinanzi a loro. Era altissimo. Sembrava proprio un cervo, forse era anche innocuo.

-Chi sei?- Balbettò Angel, intuendo che non era cattivo.

-Mi chiamo Rebecca. - Rispose il cervo - I vostri amici sono in pericolo, si sono persi. Vi condurrò da loro. -

Titubarono.

-Fidatevi, non vi faccio nulla....- aggiunse Rebecca, sorridendo. C’era qualcosa di umano, dei sentimenti positivi in lei. Convinti, la seguirono. Per un tratto camminarono in silenzio.

Rebecca si bloccò, guardandosi intorno con aria guardinga e sospettosa. Disse:

-Questa foresta è troppo silenziosa....credo sapete, vero...che siamo nella foresta degli alberi che camminano?-

-CHE COSA?- Esclamò Ellis, sorpresa. - Gli alberi che camminano??- Rebecca confermò.

-Sì, in pratica le piante seguono i nostri passi. E’ praticamente impossibile uscire da qui. Inoltre vi devo dire che....io sono un’umana. Tra poco mi trasformerò. E’ quasi l’alba.... -

Li lasciò tutti ammutoliti. Oramai era quasi l’alba. Rebecca continuò a spiegare:

-Anch’io sono un esperimento, una cavia umana, che ogni notte si trasforma in questo essere. Invece mio marito si trasforma solo quando c’è la luna piena. Ma lui è pericoloso, diventa un lupo e gira tutta la notte qua intorno, senza mai addentrarsi nella foresta. E’ spaventoso! Una volta ha cercato di aggredirmi, ma Helga Muller è riuscita a salvarmi per un soffio... -

Si fermò, ancora scioccata da quell’episodio.

-Un lupo mannaro! Che crudeltà.... - convenne Angel.

-Ho un’idea!!!- Saltò su Angus, all’improvviso. Tutti si voltarono verso di lui.

-Noi, col potere di passare attraverso gli oggetti, possiamo cercare di uscire da qui. - proseguì Angus, entusiasta. Rebecca ci pensò su, poi si concesse un sorriso.

-Brillante, ragazzo! Davvero. -

Si ricordò però, che lei non poteva uscire dalla foresta. Non aveva capito ancora il motivo che l’aveva spinta ad entrarvi. Forse un inganno del marito, conscio della sua futura trasformazione.

-Non preoccuparti, Rebecca! Manderemo Erika a prenderti, ma tu sapevi che noi non siamo proprio umani?- Rebecca annuì, dicendo che li aveva visti scagliare pietre dalle mani, sotterrando quell'enorme tarantola. Detto questo, si salutarono, e Rebecca promise che sarebbe rimasta lì ad aspettarli.

Si inoltrarono così attraverso gli alberi, senza una meta precisa.

Quindi si fermarono in uno spiazzo libero dalle piante e videro la carcassa del lupo privo di sensi.

-Deve essere lui. Quello di cui Rebecca ha parlato prima... - commentò Emily.

-Bè, andiamo prima che si risvegli. Facciamo piano, forse dorme. - Angel fece appena in tempo a concludere la frase che il lupo mosse prima una zampa, come convulsamente, per poi spalancare gli occhi rossi, che si girarono subito nella loro direzione. Si alzò, pronto a saltare loro addosso.

-SCAPPIAMO! Per di qua! - Gridò Ellis, correndo in mezzo agli alberi, seguito a ruota dagli altri. Il lupo fece un balzo per azzannarli, ma sbattè la testa contro il tronco di un albero.

I quattro angeli, spaventatissimi, corsero come saette, finchè Angus non riuscì a fermarsi in tempo ed andò a sbattere violentemente contro qualcosa....o qualcuno.....

-ANGUS! Che ci fai qua?- Esclamò David. Erano entrambi caduti per lo scontro. Gli altri li raggiunsero, felici di aver finalmente di aver ritrovato qualcuno amico.

-Per fortuna sei vivo! Eravamo venuti a cercarvi, dobbiamo tornare indietro... - rispose Angus.

-Vi conduco dagli altri...Sarah sta male, non so cosa abbia! E’ stata graffiata da quel lupo che avete visto, ma ora sembra peggiorata. - Disse David, rialzandosi, preoccupato.

Raccolse le lunghe foglie che gli erano cascate di mano ruzzolando a terra.

-Vedremo cosa possiamo fare. - accennò Ellis (lei ed Angel avevano il potere di guarire le ferite). - A che ti servono quelle foglie?-

-Per bendare la ferita. - Rispose David.

Un dubbio colse Angel: forse era proprio bendandola con QUELLE foglie di QUELLA foresta, che la ferita era peggiorata; ma non disse nulla, perchè poteva anche sbagliarsi.

In breve tempo li raggiunsero. Sarah era seduta, appoggiata al tronco di un albero e si copriva la ferita con una mano. Era pallida come un cencio. Devil preparava dei tronchi per terra, per accendere un fuoco e Sandy stava seduta senza fare nulla.

-Come state? - Domandò educatamente Angel, appena li vide. Si avvicinò seguito dagli altri. David porse le foglie a Sarah.

-Alla fine siete riusciti a trovarci. Comunque mi pare evidente che non stiamo affatto bene!- Scattò Sarah, rispondendo in malo modo. Gli angeli si sedettero accanto al fuoco per scaldarsi. Faceva un gran freddo, soprattutto in quel piccolo spiazzo libero dalla vegetazione. Dietro le chiome degli alberi più alti si scorgevano le prime luci fioche dell’alba.

-Noi ti possiamo aiutare. Fammi vedere la ferita. - disse Ellis sedendosi accanto a Sarah. Non era grave, era solo in superficie ma era la forma che insospettiva: sembrava una ragnatela. Ellis posò una mano sulla ferita.

-Che stai facendo?- Chiese Emily.

-Sta cercando di guarirla. - Le rispose Angel, perchè Ellis era concentrata e non poteva distrarsi a parlare. La donna angelo tenne gli occhi fissi a terra, mentre Sarah la fissava, incredula. Quindi si rese conto che il dolore stava a poco a poco cessando. Dopo qualche minuto, Ellis tolse lentamente la mano dal braccio dell’altra. La ferita era scomparsa.

Finalmente Sarah sorrise.

-Ellis, ti ringrazio di cuore! -

In un altro momento l’avrebbe anche abbracciata ma non si sbilanciò così tanto.

-No, aspettate! Ellis, guarda il tuo braccio! - L’avvertì Devil. Infatti, Ellis aveva la stessa identica ferita di Sarah, nella medesima posizione e della stessa grandezza. E cominciava anche a procurare dolore.

-Come mai? Che cosa è successo?- Esclamò Sandy.

-E’.... è una specie di contagio! Ti fa male?- Intervenne Angus. Ellis era sbiancata e notava che le dimensioni della ferita stava- no crescendo. Ormai dal polso le arrivava quasi al gomito. Sembrava veramente una ragnatela! Si appoggiò al tronco dell’albero dietro di lei, senza rispondere. Non ne aveva le forze. Sarah, che le era vicino, sentì che era bollente.

-Qualcuno di voi sa se ci ammaliamo? Insomma, a noi può venire la febbre?- Domandò poi.

-Certo, in questo siamo uguali agli umani. Perchè? Dici che ha la febbre?- Angel si avvicinò a loro. Sarah annuì con un cenno della testa.

-Ho un’idea. - Saltò su Devil. Tutti si voltarono a guardarlo.

-Io posso tornare indietro, al laboratorio, ed usare il trasferibile per tornare a New York. Così potrò andare a quel lago nel bosco, ricordate quello dalle proprietà curative? Mi porterò una bottiglia o un recipiente per raccoglierne quanto basta. Per tornare sarà sufficiente chiamare il trasferibile di Noname. Si chiama Cester, vero?-

-Non è una cattiva idea, ma resta il problema degli alberi. Cioè, come si riesce ad uscire da qui?- Obiettò Angel.

-Nel manoscritto che abbiamo trovato vi era scritto che solo un grande potere può sconfiggere gli alberi. Per esempio lo stesso potere usato da non più di due persone assieme. Oppure che la persona che usa il potere sia accompagnata da un’altra. Magari uno di loro può venire con te. - Sarah alluse a David o Sandy.

-Suggerirei di far andare loro per uscire dalla foresta ed andare a New York. Se dovesse tornare quel lupo avremmo bisogno di Devil. - disse Angel.

-Io voglio andare a prendere l’acqua, voglio farlo per Ellis!!! - Saltò su Emily, lasciando tutti stupiti per la sua improvvisa audacia. Ellis si rincuorò nel sentirla.

-Bene, allora Emily andrà con David a New York, mentre Angus e Sandy cercheranno nei dintorni un altro lago. Mi sembra che ci sia nel manoscritto una specie di mappa con indicato un lago. Non sappiamo se potrà avere caratteristiche curative. - Decise Sarah.

I quattro bambini furono d’accordo. Avevano l’adrenalina a mille per l’incarico importante loro affidato. Fremevano per la difficoltà di passare inosservati sotto gli occhi di tutti quei mostri: era un compito molto rischioso.

-Se siete in difficoltà, non fatevi scrupoli a tornare indietro. Attenti, ragazzi. - Li raccomandò Angel, preoccupato.

Loro lo tranquillizzarono. Angus e Sandy si inoltrarono nella foresta mentre David ed Emily, si recarono nel laboratorio per materializzarsi.

Quando giunsero al laboratorio di Erika, non c’era nessuno. Il trasferibile era ad un passo da loro.

-ERIKA! NONAME! - David cominciò a chiamarli. Invano. Subito dopo si udirono strani rumori che si facevano sempre più vicini.

-Saranno loro che stanno arrivando . - Penso Emily, alludendo agli scienziati ma tremante di paura.

Invece, spalancandosi la porta, sulla soglia si stagliò la sagoma enorme e paurosa di quell’enorme tarantola nera e gialla, già incontrata in precedenza.

-VIENI. EMILY!! - David era già corso sulla piattaforma del trasferibile. Davanti a lui c’era un piccolo pannello. La tarantola li stava per raggiungere.

-Come si fa? PARLA! - Gridò David in preda al panico.

-Non so... schiaccia un pulsante, basta che ce ne andiamo! Aspetta: LABORATORIO DI NEW YORK!!!- Non appena Emily finì di parlare, vennero risucchiati dal trasferibile, che li sottrasse per un soffio alle morse della tarantola e vennero così teletrasportati nel luogo prescelto. Si ritrovarono nel laboratorio di New York al centro della gigantesca stanza, logicamente vuota.

-Guarda, questa bottiglia fa al caso nostro! David, poi spegni il trasferibile. - Esclamò Emily tenendo fra le mani una bottiglia rosa di plastica, non molto capiente. Non c’era nient’altro che potesse fare al caso loro.

-Sì. - Rispose distrattamente David che era affascinato da un esperimento di Noname, chiuso in un’incubatrice.

Uscirono. Intorno al palazzo era stato disposto del nastro giallo con strane scritte nere, lungo tutto il perimetro. Probabilmente lasciato dalla polizia. Passarono sotto di esso.

-Ehi, ragazzini! - Li chiamò una voce maschile. Era un poliziotto, che uscito dalla sua astronave, si diresse verso di loro. Quando fu abbastanza vicino li squadrò da capo a piedi, commentando:

-Non è un po’ presto per le maschere di carnevale? Comunque girate al largo, non è posto per voi.-

-Ci scusi... - balbettò Emily, per poi allontanarsi assieme a David.

Si inoltrarono nel bosco, faceva un gran freddo, erano le nove del mattino.

-Ti ricordi dove ci hanno detto si trova questo lago?- Chiese Emily, mentre camminavano.

-Sì. Proprio al centro della foresta, ci siamo quasi. -

-Ah, David! L’hai spento il trasferibile, vero?- Lui esitò un attimo a rispondere:

-OPS....mi...mi sono dimenticato... - balbettò.

-Sei un disastro della natura!!! E se quella tarantola riuscisse a passare e ci trovasse? Mi vengono i brividi solo a pensarci. - Emily ritrovò la sua caratteristica di gran fifona.

David scattò d’impeto:

-Allora sai che ti dico? Torna indietro! E vai a spegnerlo! Nel frattempo io vado a prendere l’acqua! Mi hai stufato! -

Emily, coi lacrimoni agli occhi, mormorò:

-E va bene! Ai suoi ordini! Ma ricorda che se ti trovassi in pericolo, non ti verrò a cercare!- Senza aggiungere altro gli get-tò a terra la bottiglia e se ne andò con passo svelto, sparendo dietro gli alberi.

-Io so cavarmela da solo. - disse David, quando fu solo, tanto per avere l’ultima parola. Prese la bottiglia e si incamminò verso il lago.

Emily si rese invisibile per entrare in laboratorio, e spense il trasferibile. Poi si mise ad aspettare David. Non era così spietata da lasciarlo tutto solo.

D’un tratto però vide entrare un uomo grasso, in divisa e si rese invisibile.

L’uomo si guardò attorno. Emily iniziò a sudare freddo per la tensione. L’uomo le si era avvicinato per poi superarla. Guardingo, aprì l’anta di un mobiletto e tirò fuori una scatola di dolci al cioccolato e se ne riempì la bocca e le tasche.

Emily tirò un sospiro di sollievo. Notò poi un’ombra provenire dalla soglia della porta aperta. L’uomo grasso mise via i dolci e chiese:

-Chi va là?- Nessuna risposta. - E’ vietato entrare qui. - L’ombra non si mosse. L’uomo grasso si avvicinò alla porta.

-NOOOO! NON SI AVVICINI!!! - Si fece scappare Emily.

-Chi ha urlato?- Il tipo non fece in tempo a parlare e girarsi indietro, che qualcosa lo trafisse nel petto e cadde disteso a terra.

Emily si coprì il viso con le mani, ma decise ugualmente che doveva aiutare David che non avrebbe dovuto entrare in laboratorio. Non poteva rendersi invisibile!

Intanto, Sandy ed Angus si erano inoltrati nella foresta, allontanandosi notevolmente dagli altri. Se avessero trovato quel lago di cui parlava Sarah, Sandy si sarebbe materializzata a casa, avrebbe preso un recipiente e sarebbe tornata subito al lago a raccogliere l’acqua per Ellis.

-Qui la vegetazione è meno fitta. Forse ci siamo. - commentò Angus, da buon osservatore. Sandy convenne. Infatti, dopo pochi passi ancora, si trovarono davanti ad un piccolo specchio d’acqua, limpido.

-Angus, aspettami qua! Faccio in fretta, non vedo l’ora di gustarmi la faccia di David ed Emily, quando ci vedranno.- esclamò Sandy. Si materializzò subito. Angus si mise in attesa, un poco timoroso di restare solo. Sentì uno strano rumore provenire dall’acqua, come qualcosa che nuotava in superficie. Infatti, si sentì schizzare addosso.

-S- Sandy! N-non è d-divertente... - balbettò. Ma naturalmente non poteva essere Sandy. Perchè uscì dall’acqua un mostro marino orrendo, tutto verde, di forma serpeggiante e ricoperto interamente da scaglie. Aveva dei denti enormi ed affilati. I minuscoli occhi erano gialli e sul capo aveva una strana cresta di un verde più chiaro. Aveva delle piccole braccia palmate molto corte, ma in compenso aveva un collo molto lungo e snodato, col quale poteva arrivare dove voleva. Era fuori dall’acqua solo per metà, ma era già lungo più di quattro metri. Probabilmente il lago era piccolo ma anche molto profondo, per contenere una bestia come quella!

Angus era talmente spaventato che non riusciva nemmeno ad urlare, anche se era quello che voleva fare. Ma non gli avrebbe risposto nessuno, era completamente isolato. Cominciò a scappare, non sapeva dove: Voleva soltanto allontanarsi da lì. Il mostro si girò nella sua direzione. D’improvviso le sue braccia si tramutarono in tentacoli verdi e viscidi che lo rendevano ancora più pericoloso. Cominciò ad alzare in aria i tentacoli e a colpire a terra, facendo schiocchi rumorosi. Angus si era nascosto dietro un albero, con gli occhi chiusi e il cuore che gli martellava nel petto. Il mostro, con un colpo secco, tagliò di netto il tronco della pianta, giusto all’altezza di Angus. Non fece in tempo a scappare nuovamente che il mostro lo afferrò, stringendolo brutalmente.

-LASCIALO ANDARE!!! - Urlò qualcuno. Angus si girò con espressione disperata e vide Sandy, che, gettata a terra la bottiglia di plastica trasparente, colpì il mostro con una palla di fuoco. L’essere non lasciò la presa, anzi, strinse Angus ancora di più, quasi a strozzarlo. Sandy tentò un’azione disperata: si aggrappò al tentacolo con tutte le sue forze, cercando di strappargli via Angus, ma non ci fu nulla da fare. Il mostro si liberò di lei, lanciandola lontano col tentacolo libero.

Sandy rimase solo un poco stordita, ma subito le venne un’idea grandiosa. Prese la bottiglia, inserendo in essa del fuoco e la chiuse. Prese la mira e la lanciò verso la faccia al mostro, che colpendolo, esplose. Il mostro marino, con un sibilo soffocato, si accasciò a terra stramazzando. Angus si ritrovò anch’egli disteso sul terreno, molto scosso e sporco in viso e sui vestiti.

-Stai bene? ANGUS! Mi senti? PARLAMI!!...- Esclamò Sandy, soccorrendolo. Lui si mise seduto. Aveva la vista offuscata. Si guardò attorno per poi fermarsi su Sandy. Le fece il più

sincero dei sorrisi, dicendo:

-TU...mi hai salvato la vita....? - Lei ricambiò il sorriso. Entrambi si strinsero in un abbraccio caloroso, da amici, finalmente riuniti. Poi sentirono dei lenti applausi, quasi misurati, ma attorno a loro non c’era nessuno.

Sul bordo del lago apparve un vecchio basso e scheletrico che dis- se di essere il fantasma dello scienziato pazzo che aveva pro-gettato alcuni mostri.

Avevamo lasciato Emily alle prese con un’enorme tarantola. Non a caso, proprio in quel momento tornò David con la bottiglietta rosa colma d’acqua. Appena entrò in laboratorio, vide la tarantola accanirsi contro qualcosa di invisibile. Pensò subito ad Emily.

-DAVID!!! Accendi il trasferibile!!! - Urlò Emily diventando visibile. La tarantola, vedendola, le corse incontro. David azionò il trasferibile.

-Da questa parte! - Esclamò. Emily, sempre rincorsa dalla tarantola, si fiondò verso di lui, gettandosi nel trasferibile, e David la seguì, lasciando la tarantola con un palmo di naso.

Arrivarono nel laboratorio di Erika, a Lubecca. Li accolse uno strano vecchietto, che stava seduto a pochi metri da loro, su una sedia che levitava alzata mezzo metro da terra. Aveva il volto rugoso e scavato, gli zigomi sporgevano appuntiti, gli occhi grigi infossati ed i capelli bianchissimi erano lunghi e candidi. Indossava una misera tunica nera con ciabatte nere.

Dal bordo della tunica si vedevano i magri polpacci: due stecchini bianchi. Sorrideva malignamente, fissandoli. Emily rimase incantata a guardarlo.

-Andiamo, prima che si trasformi... - la intimò David.

-No, stai tranquillo. Io sono umano.- Disse il vecchio con voce pacata e flebile. Loro due lo ignorarono e si diressero verso la porta, a passo svelto, ma l’uomo, con un rapido gesto della mano, chiuse la porta, magicamente, proprio davanti ai loro occhi. Si era alzato, non doveva essere alto più di 160 centimetri.

-Apra la porta! - Gli ordinò David. Emily tremava di paura. Il vecchio non rispose ma si avvicinò a loro, con passo lento. Aveva perso il sorriso beffardo: adesso era serio ed austero.

-Io sono scappato dall’aldilà per venirvi a cercare. E guarda un po’ chi incontro! Se non sono fortunato io. - disse con tono freddo e un gracchiante.

-Le ho detto di aprire la porta.- Sibilò David, scandendo le parole, come per farsi capire. L’uomo prese a rigirarsi le mani con fare nervoso. Le aveva affilate e secche e con le unghie lunghissime, da sembrare artigli. Emily tentò di aprire la porta d’uscita con la telepatia ma non si mosse.

-Tu. Vieni qui.- Si rivolse ad Emily, girando tra le mani la bottiglia. Emily non fiatò, ma non mosse un passo rimanendo dov’era, di fianco a David e vicino alla porta.

-Mi spiace ragazzi. Mi serviva qualcuno che mi rimpiazzasse, ma visto che nessuno è degno di questo, farò a modo mio.- Battè le mani due volte ed in un attimo, i due bambini sparirono, inghiottiti da un vortice invisibile, che li portò nell’aldilà. La bottiglietta rosa che David stringeva fra le mani cadde a terra, e il contenuto si rovesciò per terra.

Intanto, anche Sandy ed Angus erano alle prese con lo scienziato, che era anche una specie di stregone. Egli stava in piedi sulla riva del lago dal quale era uscita quell’enorme bestia che Sandy aveva sconfitto con intelligenza. Lo stregone applaudiva e li scherniva con la solita espressione malvagia stampata in volto. In pratica, stava in due luoghi contemporaneamente.

-BRAVI! Congratulazioni. - disse, per poi smettere di applaudire. I bambini si misero in piedi, interdetti.

-Lei chi è?- Chiese Angus. Il vecchio sorrise mestamente.

-Sono il padrone di tutto questo. Questo mondo meraviglioso è tutto opera mia.- Si guardò attorno soddisfatto. - Ma voi avete cospirato per DISTRUGGERLO! - Tuonò, facendoli sobbalzare. Era sorprendente che un ometto simile potesse urlare a quel modo! Loro indietreggiarono, diffidenti. Avevano capito di essere di fronte allo scienziato di cui si parlava.

Doveva essere il pazzo che usava cavie umane per i suoi esperimenti.

-Stia lontano. - accennò Sandy, con voce molto poco convincente e continuando ad indietreggiare, seguita da Angus.

Angus, imprudente, scagliò una pietra contro il vecchio, che la fermò allungando un braccio e la spinse indietro. Angus venne colpito dalla sua stessa arma!

-E’ inutile provare a sconfiggemi, inetti! - Esclamò, avanzando verso di loro.- Io finalmente sono LIBERO!- Detto ciò, fece risucchiare anche loro dal vortice che li portò nell’aldilà.

Durante lo svolgimento di tutti questi eventi, Sarah, Devil, Angel ed Ellis rimasero in quel piccolo spiazzo ad aspettare con ansia i quattro giovani mutanti. Ormai era quasi la fine della mattinata ma non erano ancora tornati. Ellis era pallida, il viso solcato e la ferita le bruciava tantissimo. Gli altri erano visibilmente preoccupati.

-Io vado a cercarli. Non è possibile che ci mettano tutto questo tempo. - Decise Devil.

-Dove andrai?- Gli chiese Sarah.

-Mi materializzerò in laboratorio, ed andrò a New York con trasferibile. -

-Ad Angus e Sandy non pensi? Magari sono in pericolo! - Esclamò Angel, preoccupatissimo. Ellis era distesa a terra, si era coperta col cappotto di Angel e Sarah le stava accanto, per assisterla in caso di peggioramento.

-Sì, ad Angus e Sandy ci penso, ma potresti andare tu a cercarli! Io devo ben decidere da che parte andare...- ribadì Devil.

-CE L’ABBIAMO FATTA!!! - Urlò un coretto di voci infantili dietro di loro. Si voltarono e videro i quattro bambini. Emily con in mano la bottiglietta colma d’acqua.

Ellis nel sentire le loro voci pensò di essere salva. Angelo corse loro incontro esclamando:

-Finalmente! Siete stati fantastici, ragazzi! -

Emily gli porse la bottiglietta, sorridente.

-No, Angel!- Lo fermò Devil. - Non prenderla, non sono loro! - Angel rimase allibito da ciò che aveva sentito, ma Sarah pensò che, visto che prevedeva il futuro, doveva avere ragione. I

bambini assunsero un’espressione delusa e dispiaciuta. Sarah prese la bottiglia e ne svitò il tappo, versandone a terra qualche goccia. Il liquido era trasparente, ma quando cadde, il terreno erboso si bruciò.

-Acido... - commentò lei. Poi continuò:

-Che gli avete fatto? Chi siete?- Appena finì di parlare, i quattro sparirono, e al loro posto apparve il solito vecchio rattrappito, col solito sorrisetto che faceva ribollire il sangue.

-Lo saprete presto dove sono perchè adesso potrete riabbracciarvi. -

Loro non capivano cosa volesse dire, ma il decrepito mandò anche loro nell’aldilà, magicamente, rimanendo solo in mezzo alla foresta.

-Finalmente! Sono di nuovo il RE del mio stupendo regno!!!! - Esclamò al colmo della felicità nel sapere di aver sconfitto tutti i suoi rivali e di avere campo libero per tutti i suoi nuovi esperimenti.