CAPITOLO  8 - "CENA PER DUE"

 

 

La mattina dopo ci svegliammo tardi. La sera eravamo rimasti un bel po’a discutere sulla situazione che si era venuta a creare. Io non avevo voglia di andare in spiaggia, mi sentivo stanca ed appena mi guardai allo specchio avevo uno straccio al posto della faccia! Decisi di restare in casa a riposare. La mamma restò contrariata e si preoccupò nel lasciarmi da sola, ma la tranquillizzai. Porte e finestre erano sbarrate e se appena avessi notato qualcosa di strano li avrei avvertiti immediatamente. Così, lei e mio fratello uscirono, promettendo di tornare il prima possibile, “solo un bagno e poi siamo da te”, mi disse Patrizio. La giornata trascorse serena, il pomeriggio li accompagnai a fare una passeggiata in città. La sera Patrizio mi disse che lui e la mamma sarebbero andati ad una festicciola in spiaggia. Io pensai di invitare Massimo per cena. Non l’avevo nemmeno ringraziato per avermi aiutata la sera prima e poi anch’io gli dovevo delle scuse. In fondo, non ero stata molto carina nei suoi confronti. Scacciai di mente il pensiero che “l’intruso” di ieri sera fosse lui. Perché infatti, ricordavo solo ora che, mentre ero sbarrata in bagno, Massimo mi stava telefonando mentre l'altro cercava di sfondare la porta del bagno. Non poteva essere la stessa persona, era demenziale! L’impossibilità di fare entrambe le cose nello stesso momento non era accertata ma sentivo di nutrire fiducia in lui. Mi ero sempre fidata del mio istinto e non mi aveva mai ingannato. Lo contattai ed accettò il mio invito. Alle venti arrivò, puntualissimo. Notai subito la sua eleganza. Lui era sempre elegante, sempre perfetto in ogni occasione. Per questo, anch’io mi ero preparata bene, indossavo il mio vestito preferito, un abito in seta e tulle rosa con fiorellini sgargianti. Gli preparai un menù a base di pesce, dato era il mio piatto forte! Patrizio e la mamma erano usciti da pochi minuti, avrebbero cenato in spiaggia. Non dissi loro che avevo invitato Massimo. Sapevo che la mamma me l’avrebbe proibito, aveva profondi sospetti su di lui. Ci sedemmo a tavola, uno di fronte all’altra. Soltanto pochi giorni prima avrei fatto i salti di gioia per stare insieme a lui. Ora invece mi sentivo impacciata ed agitata. Per un periodo che sembrò interminabile non parlammo, cosa che fece aumentare il mio imbarazzo. - Ti devo delle scuse.- Ruppi il silenzio. - Per cosa?- - Per ieri,  insomma,  mi sono comportata da stupida…- - Non è nulla - mi interruppe – sai, a volte sono irruento e perdo la pazienza ma non intendevo offenderti. Mettiamoci una pietra sopra, okay?- Annuii. Seguì un altro silenzio che non esitai a rompere di nuovo: - Allora, ancora lezioni di guida?- - Non lo so, mi hanno chiamato da Roma e dovrei tornare in ufficio,  forse già domani. Puoi chiedere a Rossella, se vuoi.-   -Capisco. - Mormorai, sinceramente dispiaciuta. Meno che mai l’avrei chiesto a quella là!  Massimo era strano quella sera. Era taciturno e triste, sembrava immerso nei suoi pensieri. Avevo sbagliato ad invitarlo. Insomma, forse aveva capito che per lui provavo dei sentimenti ma lui non aveva intenzione di scollarsi da Rossella e cercava di prendere le distanze da me. Gli squillò il cellulare. Prima di rispondere osservò il display ed alzò gli occhi al cielo. Rispose con tono brusco: - Hai ancora il coraggio di chiamarmi,  senti io…- - !!!!!!!- Sentivo un’animata voce di sottofondo. - Piantala di discutere, hai chiuso con me, sei una ....... - mai avevo sentito da lui linguaggio così colorito. Restai a bocca aperta, tanto che feci fatica a deglutire. Riattaccò sospirando, ma sembrava più sollevato di prima. Di sicuro si era sfogato! Non ebbi il coraggio di chiedergli chi fosse,  ma me lo disse lui: - Rossella. Non ti ho ancora raccontato che cosa mi è successo oggi. -  - Che cosa? - - Per mesi ha rubato dal mio conto in banca, ero andato in rosso senza che me ne accorgessi! L’ho scoperto proprio stamattina da un estratto conto che non aveva fatto in tempo a nascondermi. L’ho denunciata alla polizia.  Forse sono stato troppo impulsivo ma non ci vedevo più dalla collera. Ora mi ha anche telefonato chiedendomi scusa. Non la perdonerò mai, non la voglio vedere mai più! Non riesco ancora a capacitarmi che abbia potuto fare una cosa simile. Perché? Aveva tutto ciò che voleva, perché comportarsi così meschinamente? - La voce gli tremava per l’ira. Non seppi cosa dire,  per cui pronunciai un banale: - Mi dispiace.- Lui annuì con alcuni cenni del capo. - Cerca di metterci una pietra sopra, no?-  Mi ricordai di aggiungere.  Lui sorrise e mi guardò dritto negli occhi.  Fu la prima volta che ci guardavamo  così ed io volsi subito lo sguardo dall’altra parte. - Ho dimenticato il pane, solo un attimo. -  Con una scusa mi alzai ed andai in cucina. Era mia abitudine fuggire appena la situazione non era alla mia portata. Mi vergognavo di chissà cosa, avevo paura. Non ero mai stata capace di affrontare la realtà nei momenti difficili ma ora mi rendevo conto che non ne ero capace nemmeno nei momenti più belli.  Forse non mi capacitavo che questo era il momento che più avevo desiderato da anni. Ed ora, che finalmente era giunto cosa facevo? Me la svignavo alla prima occasione. Mi sentii una stupida. Non ero abituata a certe situazioni e, se per questo, mai ne ero stata la protagonista. Ma insomma, avevo 21 anni e mi stavo comportando come una ragazzina! Così,  facendomi coraggio, mi sistemai, presi il pane e feci per tornare in salotto. Purtroppo non potei. Qualcosa di pesante ed aguzzo mi colpì alla testa e caddi a terra perdendo i sensi,  facendo rotolare le pagnotte.