CAPITOLO  6 - "IL GIORNO PIU' BELLO"

 

La vita aveva sempre una lezione da farci imparare e ieri ne avevo avuto la prova. Mi ero immaginata il tutto come un esame. La vita, l’insegnante più severa ed io, l’alunna preparata. Avevo superato la prova: FACCIA TOSTA al 100% ed ora mi sentivo come sopra ad una nuvola! Ero sicura che mi sarei divertita moltissimo, anche se la “lezione” di guida  era solo di un’ora. Per fortuna, oppure avrei causato dei danni irreparabili alla spiaggia ed alla mia dignità! Appena arrivata, Massimo era già ad aspettarmi accanto alla barca della gita di quella mattina. Mi sistemai al posto di guida e lui mi si sedette accanto per dirmi ciò che dovevo fare. Riuscii benissimo a far partire la barca. Procedette per un bel pezzo a velocità moderata e Massimo mi disse che ero proprio brava, perché partivo da zero! Mi spiegò anche come fermare a come attraccare. Mi sembrò tutto troppo facile per essere vero! Poi, il fattaccio. Dopo avere fatto un lungo giro attorno alla costa decidemmo di tornare. La barca procedeva diretta verso la banchina. - Ecco, ti suggerirei di attraccare con un’elegante curva.- Mi disse Massimo –Frena e poi gira verso destra.- Tenni saldamente una mano sul piccolo volante ed un’altra sulla leva. La leva, se la si tirava verso il basso frenava, verso l’alto accelerava. Presa da una forte emozione, tirai la leva verso l’alto. La barca partì a velocità sparata. - CHE FAI?!- Urlò Massimo –Ti ho detto di frenare, ci schianteremo!- La sua voce era davvero preoccupata, infatti eravamo sempre più vicini alla costa. In preda al panico, non seppi che fare e guardai disperata davanti a me, ormai eravamo a poche decine di metri dalla banchina. Gli spruzzi mi fecero scivolare la mano dal volante e la barca prese a zigzagare senza controllo. Massimo si sporse per afferrare il volante e tirò la leva in basso. La situazione sembrava compromessa. Massimo girò il volante verso destra con violenza. La barca girò bruscamente e dovetti tenermi al sedile per non cadere in mare. Massimo aveva entrambe le mani occupate e, a causa dell’estrema forza della barca, venne ribaltato e cadde in acqua. La barca si fermò. Vidi Massimo riaffiorare dall’acqua, per fortuna incolume. Lo aiutai a risalire, piena di vergogna. - Massimo, stai bene? Ti chiedo scusa, mille volte scusa, sono un’incapace!-- Non fa nulla…- rispose distrattamente, uscendo dall’acqua ed attraccando l’imbarcazione. Continuai, sentendomi in colpa: - Davvero, ero emozionata ed ho dimenticato il verso esatto della leva! Ho avuto paura che potessi annegare.- - Io? Ma se ho fatto solo un tuffo, in pochi metri d’acqua!- Mi guardò beffardo. Scoppiai a ridere, senza sapere il perché. - Ridi pure. Sei un’ingrata.- disse. Ma vidi che anche lui stava ridendo. Lo aiutai a sistemare la barca ed a coprirla con un grande telo.  - Domani, seconda lezione?- Chiesi a bruciapelo. Massimo parve imbarazzato. - Ti do la seconda possibilità.- Decise – altrimenti potrai dire addio al tuo sogno di marinaia!- - Affare fatto!- Concordai. Ci stringemmo la mano scherzosamente, come se avessimo stretto un patto. Gli diedi il mio numero di cellulare, così avrebbe potuto rintracciarmi nel caso la mattina dopo avessi tardato. Insomma, come pilota non avevo avuto successo, ma ero diventata amica del ragazzo che sognavo da tempo. Avrei raccontato tutto alla mamma, mi confidavo sempre con lei. Ieri sera mi aveva telefonato per confermare che lei e Patrizio sarebbero venuti sabato. Decisi di far loro una sorpresa. Non sapevo se preparare loro una torta o comprare un regalo per entrambi. Va bè, era solo mercoledì, ci avrei pensato domani. La mattina seguente mi recai in spiaggia di fretta ed andai subito dove tenevano le  barchette per le gite. Ma…sorpresaccia! Vidi Massimo insieme a quella donna dall’aria snob che avevo visto lunedì! Parlavano in maniera fitta, sorridenti e felici. Non sopportai a lungo quella vista e feci per girare i tacchi ma, sfortunatamente per me,  Massimo mi chiamò: - MARIANNA! Non ti avevo visto! Vieni! Mi sforzai di sorridere e mi avvicinai a loro, titubante. Mi presentò la ragazza.- - Lei è Rossella. Rossella, ti presento Marianna, è mia amica.- Io e la tipa ci stringemmo la mano. Notai aveva una stretta sfuggente e fredda. Segno di superiorità e diffidenza.  - E così è una tua amica. Benissimo.- Disse Rossella squadrandomi da capo a piedi. Intercettai con facilità il suo “benissimo”. Perfetta, costume firmato, capelli freschi di parrucchiere, pareva appena uscita da un beauty farm. Io, i miei chili di troppo, il costume un po’sbiadito ed i capelli al vento, non avevo modo di competere con lei. - Allora, pronta per la seconda lezione? Stavolta avrai anche una spettatrice!- Disse Massimo preparando la barca. Rossella si accomodò subito nel sedile posteriore, io e Massimo davanti. Andò tutto bene, come la sera prima, ed alla fine del nostro giro turistico attraccai con facilità. Con mia grande soddisfazione mi sentivo più disinvolta del giorno prima nell’usare i comandi. Stavo imparando! Scendemmo dalla barca dopo un’ora di navigazione. Feci quasi tutto da sola, ormai sapevo il procedimento a memoria. Massimo si congratulò con me, dicendo che presto sarei diventata una navigatrice provetta. Purtroppo, aggiunse una frase velenosa: - Perché, Rossella, devi sapere che ieri sera Marianna ha avuto qualche difficoltà ad attraccare. Da buona principiante, si intende.- - Ma dai?- Rossella fece la finta stupita –Non prendertela, è alle prime armi. - Mi scoccò un’occhiata maligna. Simulai una risatina e dissi: - Sì, Massimo è anche caduto in mare! Stava annegando in trenta centimetri d’acqua!- Non potevo dire cosa più stupida. Massimo parve irritarsi: - Grazie tante. Mi prendi in giro, adesso.- Restai allibita dalla sua reazione. L’espressione divertita di Rossella mi fece diventare iraconda: - Mi scusi se oso scherzare con lei! Forse non sono stata avvertita della sua permalosità acuta! Le consiglio un buon antibiotico per questo.- Rossella strozzò una risata coprendosi la bocca con le mani. Massimo esagerò, ribadendo: - Sei tutta matta. Sei tu che dovresti curarti, non hai tutte le rotelle a posto. Sei proprio stramba.- - Viziato.- Senza aggiungere altro me ne andai a passo svelto, trascinandomi dietro il mio borsone. - Viziata sarai tu! Vai al diavolo!- Non mi concesse l’onore di avere l’ultima parola. Avevo un gran desiderio di piangere. Oppure di sprofondare sottoterra e non apparire mai più. Si era comportato da vero str…., non lo volevo rivedere mai più! Ma come si permetteva di darmi della viziata e della pazza da curare? Inghiottii il rospo ed entrai in acqua, nuotando un’ora. Sfogai a casa la mia rabbia ed il mio dispiacere. Appena arrivata a casa gettai per terra il borsone e mi coricai sul letto. Tuffai il viso nel cuscino e piansi. Il mio era un temperamento debole e restavo ferita alla prima offesa. Mi sentivo una povera illusa. Ma d’altronde, cosa potevo aspettarmi da Massimo? Frequentava una tale pu….ella. Non poteva non essere un opportunista. In quell’istante squillò il mio cellulare.   “Sarà Massimo che telefona per scusarsi!” Pensai, speranzosa, balzando su dal letto. Invece era la mamma. Risposi con un tono triste e deluso che faticai a mascherare. - Marianna, ciao sono la mamma! Come va, stai bene? Mi sembri giù.- - No, cioè non è nulla. E’ lunga da raccontare, te lo dirò di persona.. Allora, mica hai chiamato per dirmi che non venite?!- - No, ma per dirti che veniamo venerdì! venerdì sera tardi, alle 23, non c’erano altri treni purtroppo. Manchi tanto a Patrizio e non ho potuto non accontentarlo.- - Davvero? Sono contenta! Allora ci vediamo! Vi preparo una bella sorpresa! Ciao, a venerdì!-Riattaccai, sollevata. In effetti cominciavo a sentirmi un po’ sola. La casa era grande e la sera avevo quasi paura a stare sola al buio, tanto che tenevo la lampada accesa! Avevo sempre avuto una paura matta del buio! Decisi che avrei preparato una torta al cioccolato, la mia preferita, anche se era estate. Poi, avrei comperato una sorpresina per entrambi. Il giorno dopo decisi di non andare in spiaggia. Avevo preparato gli ingredienti e feci una torta squisita. Pensai anche a che regali fare a Patrizio ed alla mamma e decisi in un lampo. Non pensai a Massimo nemmeno un secondo in tutta la giornata.