CAPITOLO  5 - "GIOCO DEL DESTINO"

 

Il giorno seguente mi recai in spiaggia e prenotai subito la gita in barca. Da sempre avevo avuto la passione per le barche. Il mio più grande sogno era di imparare e pilotarne una. Mi affascinava attraversare il mare a bordo di un imbarcazione magari anche piccola. Quando ero bambina, durante le vacanze qui a Fregene, prenotavamo sempre una gita in barca io e la mamma. Appena la barca partiva mi voltavo ad osservare la costa farsi sempre più lontana ed i bagnanti sembravano puntini indistinti. Poi osservavo il mare aperto. A volte allungavo le braccia e gridavo:”Ho preso l’orizzonte! Mamma, l’orizzonte!” E mia mamma rideva, dicendomi che l’orizzonte era prezioso e nessuno poteva rubarlo. Era un traguardo irraggiungibile. Delusa, continuavo a fissarlo, nella speranza di avvicinarmi. Immaginavo l’orizzonte come un cancello, alto e nero, che divideva la terra ed il cielo. Riferii questi pensieri a mia madre, chiedendole anche se il cancello avesse una toppa per la chiave. Lei mi rispose:”Certo. Hai tu la chiave. Sta nel tuo cuore. Vedrai che la troverai presto, Marianna.” Queste parole mi fecero tornare il sorriso e continuai imperterrita a fissare il mio traguardo. Non era cambiato nulla da allora. Le gite iniziavano alle 10. Quando furono le 10 mi sistemai sulla barca, aspettando la guida. C’erano soltanto altre due persone, una coppia di anziani. La guida si presentò. Era un uomo giovane, indossava RayBan e cappello da marinaio. Giurai di avere già visto quegli occhiali da sole. Un lampo mi attraversò la mente. “Ma certo!” Pensai eccitata. “E’lui, è…è il ragazzo dei miei sogni! Indossava quel paio di occhiali anche ieri al supermercato! Non può essere vero!” - Buongiorno signori. Mi chiamo Massimo Miceli e sarò la vostra guida. Partiamo subito!- Mentre la guida si sistemò ai posti di comando e fece partire la barca, ancora stentavo a credere ai miei occhi. Era la mia occasione d’oro, ora o mai più. Dovevo cercare di attaccare bottone, ma come? In queste cose ero sempre stata molto impacciata, ed ora occorreva un po’ di faccia tosta, cosa che non avevo mai avuto! Pensai al film “L’ATTIMO FUGGENTE”.  “Carpe Diem” dissi tra me e me ed aprii bocca per chiedere a Massimo banali informazioni sulla gita. Non mi era venuto in mente niente di meglio. Per fortuna, fu lui a girarsi verso di me e disse: - Ma lei è la commessa del supermercato di via Cola di Rienzo! La vedo tutti i giorni!- Si tolse gli occhiali scoprendo gli occhi castani, come i suoi capelli. Annuii timidamente pensando che a lui di certo un po’di diplomazia non faceva male, ma non era quello il momento di soffermarsi su simili frangenti. - Già. Ehm…mi chiamo Marianna Abbo. Lei lavora qui? Cioè, anch’io la vedo spesso di fronte alla fermata dell’autobus. - Sì, questo è solo un lavoro stagionale. Diamoci pure del tu. Ho voluto staccare la spina dal tran tran quotidiano. Tu?- Di sicuro doveva essere un ragazzo molto affabile, che amava la conversazione. - Io sono qui in vacanza, starò due settimane. Anch’io ero stufa di stare tutto il giorno seduta alla cassa!-  Non sapevo più cosa dire. - Io lavoro nel palazzo davanti a quello del tuo supermercato.- Continuò lui – sono commercialista, ho lo studio con la finestra proprio di fronte al supermercato. Così ti piace la barca a vela?- - Sì, fin da piccola. Adoravo il mare e l’estate più di ogni altra cosa, e li amo tutt’ora. Bè, concentrati sul comando, prima di farci affondare!- - Con permesso.- Sorrise simulando un inchino e si voltò verso la guida. Avrei dato qualsiasi cosa pur di buttare a mare i due vecchietti seduti accanto a me per restare sola con lui! Era un ragazzo gioviale, ma nello stesso tempo doveva essere serio e preciso, faceva il commercialista!La gita proseguì tranquilla. Scattai numerose fotografie con la mia inseparabile macchina usa e getta. Avrei fatto un figurone con mamma e Patrizio! Durante la gita osservai i comandi della barca, e li studiai attentamente. Avevo capito che una leva azionava il motore ed un altro pulsante accelerava. Il resto, era gioco meccanico di pulsanti e levette. Quanto avrei desiderato poter provare! A mezzogiorno tornammo a riva. Aspettai che i coniugi anziani scendessero dall’imbarcazione per fare una domanda a Massimo: - Volevo chiederti una cosa, forse un po’indiscreta…- - Sono tutto orecchie.- Disse lui sorridendo. - Sai, mi piacerebbe tanto provare a pilotare la barca. E’il mio sogno da quando ero bambina e…- - Non una parola di più!- Mi interruppe ridendo –Si da il caso che tu stia parlando al lupo di mare più famoso di tutta Fregene!-  Assunsi un’espressione tra l’ironico ed il divertito. - Quindi,- continuò lui –stasera alle diciotto avrai la prima lezione di guida marina.- - Va benissimo. Non so come ringraziarti, sei gentilissimo!- Ero alle stelle. - Di nulla. Ci vediamo!- Mi salutò per poi voltarsi per far attraccare la barca. Rincasai per pranzo. Non vedevo l’ora che arrivassero le diciotto. Ancora non riuscivo a credere al mio coraggio! Non avevo mai avuto una tale faccia tosta e più ci pensavo più mi sorprendevo. Avevo preso due piccioni con una fava: finalmente avrei seduto ai posti di comandi di un’imbarcazione vera. Inoltre avrei passato una serata in compagnia di Massimo. Cosa volevo di più?