CAPITOLO  4 - "EVASIONE"

 

L'indomani, arrivai al supermercato puntuale. Presi il mio posto alla cassa, preparai i soldi e mi sedetti. Attesi la lunga fila di clienti pronti ad accalcarsi per la staffetta verso la mia cassa, pronta a passare tutta la loro spesa.  Ancora oggi, solamente oggi.” Mi ripetevo. “Domani a quest’ora sarai già immersa nel mare di Fregene!” La mamma aveva concordato sul fatto che avevo bisogno di una pausa. Mi sembrò egoista lasciarli soli dopo la recente notizia su papà. Mi promisero che nel fine settimana avrebbero fatto una scappata.  Avevamo una casa a Fregene. Ci avevamo passato quasi tutte le estati. Era appartenuta a mia nonna paterna, quest’ultima ci aveva vissuto molti anni. I primi col nonno, poi un decennio da vedova. Un paio di anni fa era mancata e la casa era chiusa da parecchio tempo. Pensai che mi aspettava proprio un bel daffare con la casa, chissà in che stato l’avrei trovata! - Salve signorina.- Sentii una voce maschile rivolta a me. Alzai gli occhi e lo vidi: completo gessato nero, ventiquattrore, occhiali RayBan e sorriso luminoso. L’uomo dei miei sogni era di fronte a me, a soli trenta centimetri da me.  Spese 9,90 euro e mi porse un biglietto da 10. - Tieni il resto. Buona giornata!-Rimasi impalata ad osservarlo mentre prendeva la sua spesa ed usciva di fretta.  - “Grazie…che bel completo… buona giornata anche a te.” Dissi, fra me e me. In realtà ero rimasta muta come un pesce. Era la prima volta che faceva la spesa al mio supermercato. Che cosa aveva comprato? Forse due panini e una bibita.  “Per la pausa pranzo.” Immaginai.  Sarei voluta restare a Roma solamente per passare la sua spesa! Ma che cosa ridicola, era solo un’infatuazione. Mi stavo comportando come una dodicenne alla prima cotta. L’evasione da qui mi avrebbe rinfrescato le idee. Appena arrivata a casa chiusi le valige che mi avevano impegnato tutta la sera precedente per prepararle. Il treno sarebbe partito poco dopo le diciotto, avevo ancora tempo. Non vedevo l’ora di essere a Fregene! Quando decisi di avviarmi verso la stazione salutai la mamma e Patrizio. Mi doleva lasciarli soli ma mi ripetevano di non preoccuparmi e di aspettarli sabato. Promisi che avrei telefonato più volte al giorno. Li abbracciai due volte ed uscii. Sentivo già la loro mancanza! Arrivai in stazione in anticipo e ne approfittai per ripassare il programma della serata. Fregene era vicina, alle 19 sarei già arrivata a casa. Per prima cosa, una pizza veloce per cena. Poi, i primi preparativi per riordinare la casa e sistemare i vestiti. Non poteva mancare un buon libro prima di dormire! L’indomani avrei voluto essere fresca e riposata. Le otto del mattino. Perfetto orario per svegliarsi. Mi stirai, tra le lenzuola spaiate che avevo messo la sera prima, visto che non avevo trovato il coordinato. Mi ero ricordata che c’era sveglia di plastica: l’avevo  trovata e funzionava ancora. Scesi dal letto, pronta ad affrontare la prima giornata di vacanza. La casa era in buono stato, sembrava uguale all’ultima volta che l’avevo vista. L’interno era abbastanza in ordine, a parte le quattro dita di polvere su ogni ripiano e qualche ragnatela qua e là. Il divano e la poltrona erano stati coperti con un cellophane, infatti si erano mantenuti praticamente intatti. La cucina a gas funzionava, come il frigorifero ed i mobili erano in buono stato. La casa era una bassa costruzione, di solo un piano, bifamiliare.  C’ero solamente io! Feci colazione con il latte ed i biscotti che mi ero portata.  Feci un po’ di pulizia ed uscii, armata di ombrellone, borsone e creme solari, pronta ad una meritata giornata di ozio, sole e mare. Mi ero posta un obiettivo: non pensare a papà: sei in vacanza. Magari fosse così facile. Spesso pensavo a lui ed alla sua indegna libertà. Scacciai quei pensieri e raggiunsi la spiaggia libera. Non l’avessi mai fatto! Non avrei trovato un metro quadrato nemmeno a volerlo, la spiaggia sembrava un vespaio umano! Decisi di andare in uno stabilimento ed affittai una sdraio. Il mare era una tavola, meraviglioso. Il sole era alto nel cielo limpidissimo, faceva già un caldo insopportabile e non c’era un alito di vento. Sistemai la mia roba e mi tuffai in mare. Una sensazione di benessere che non provavo da più di un anno. “Chi mi toglie da qui? Sono in paradiso!” Pensai entusiasta, nuotando nell’acqua azzurra. Quanti ricordi avevo di quella spiaggia! Guardando il bagnasciuga riaffiorarono i miei ricordi d’infanzia. Giocavo con la sabbia sulla riva del mare e mi divertivo a coprire di sabbia il povero Patrizio! Poi saltavo, nuotavo delle mezz’ore, insomma, non stavo ferma un momento! Questi pensieri mi fecero sorridere. Passai una giornata di totale relax, dimenticandomi la monotonia della mia vita in città. Me la cavi a pranzo con una pizzetta ed una bibita. Uscendo dalla spiaggia, verso sera, mi cadde l’occhio su un manifesto affisso di fianco alla mia cabina. Si organizzavano gite in barca di circa due ore, alle ore pari. Mi incuriosii e decisi che l’indomani una bella gita in barca mi avrebbe fatto bene. Come in passato, la spiaggia metteva alcune piccole imbarcazioni a disposizione dei turisti. Avrei scattato tante fotografie da mostrare a Patrizio e alla mamma!