CAPITOLO  1 - “PRESENTAZIONE DELLA MIA VITA”

 

Finalmente erano le tredici. Mi meritavo proprio una pausa, il lavoro è diventato stressante ultimamente. Forse non rende l’idea dire di lavorare a tempo pieno come commessa in un supermercato. Ma quello, l’unico supermercato della zona, in via Cola di Rienzo, aveva un viavai incredibile tutto il giorno e tutti i giorni.  Forse anche perché siamo al 20 luglio, periodo di vacanze. Mi chiamo Marianna Abbo e vivo a Roma. E' da un pezzo che non mi prendo delle ferie, me le  meriterei eccome, ma purtroppo non sempre ho potuto. Vivere con un fratello down è difficile e la pensione di mia mamma non basta per tutti e tre. Tutto per colpa di mio padre, ma preferisco non parlare di lui. Non merita nemmeno un commento. Mio fratello si chiama Patrizio, ha 18 anni ed è più giovane di me di tre anni. E’una persona meravigliosa, dolce, sempre pronta al sorriso. Ha il dono della poesia, anche se ultimamente non ha più voluto scrivere. La sua sensibilità è stupefacente. A volte descrivendo una giornata di pioggia o un semplice paesaggio, fa sognare.  Io starei ad ascoltarlo per ore. E’ speciale e tutti condividono la mia idea. Se non fosse stato down, sarebbe diventato uno scrittore di talento o un poeta. Purtroppo soffre anche di cuore e la nostra paura è che un giorno possa succedergli qualcosa. Io prego affinché ciò non avvenga mai. Il mio dolore sarebbe incolmabile, Patrizio per me è tutto. Gli voglio un bene dell’anima e solo il pensiero di perderlo mi fa rabbrividire. Lui sa che un attacco più forte dei precedenti potrebbe essere letale. Teme questo più che mai: è il suo incubo da ormai molto tempo. Infatti, stiamo cercando di risparmiare per raccogliere una cifra sufficiente per un trapianto di cuore.  Mia madre si chiama Elisa, ha sessant’anni e li porta benissimo, tanto da dimostrarne dieci di meno. E’un tipo giovanile. Detesta essere fuori posto o presentarsi disordinata.  E’ sempre stata una donna premurosa e con tanta forza di volontà. L’ho sempre ammirata. Poteva accaderle ogni cosa, anche crollarle il mondo addosso, che lei affrontava la realtà con serenità. Purtroppo non ho ereditato la sua grinta, infatti io mi arrendo subito di fronte alle difficoltà e devo sempre essere spronata per affrontarle. Tornando ad oggi, dicevo che il mio lavoro era faticoso quanto noioso da morire e pensavo di trascorrere un week-end al mare per staccare la spina. Peccato che fosse solo lunedì! Mi promisi che avrei preparato la valigia in giornata, per evitare ripensamenti. Molte volte appunto, avevo preparato la valigia e poi l’avevo disfatta il giorno stesso. Tutto per paura che il viaggio costasse troppo o che mia madre avesse bisogno di me. Ero sempre stata un’eterna indecisa! Stavolta ero convinta: avevo bisogno di una vacanza mi sembrava giusto che una volta tanto mi fossi concessa un piccolo strappo. Di solito nello stacco del lavoro tornavo a casa per pranzo e quel giorno uscii, come al solito dal supermercato diretta alla fermata del bus. Però, all’improvviso, non riuscii ad avanzare di un passo. Ero immobile, sul marciapiede, accanto al palo giallo che segnalava la fermata di linea. Ma il mio sguardo non era fisso sugli orari del bus. Ma su qualcosa di meglio, molto meglio. Dall’altro lato della strada passava l’uomo dei miei sogni. Lo conoscevo solamente di vista ed ogni volta che lo vedevo sembrava più bello! Passava di lì tutti i giorni, per questo mi affrettavo ad uscire! Era un uomo sulla trentina, alto, elegante e dall’espressione ferma e decisa. Vestiva sempre in giacca e cravatta e portava con sé una ventiquattrore: di certo era un uomo d’affari. Come sempre accadeva, gli squillò il cellulare e rispose sorridendo. Di solito, era abitudine che appena lui rispondeva al cellulare, io salivo sull’autobus e lo seguivo con lo sguardo finchè non girava l’angolo.  Controllai l’orologio. L’autobus non si vedeva e c’erano altre persone intorno a me che aspettavano. “Va bè,  mi godrò lo spettacolo.” Fu la magra consolazione, e tornai a fantasticare sull’uomo al cellulare. Mai nessun pensiero fu più errato. Infatti, dopo un poco che aveva terminato la telefonata, una Mercedes nuova di zecca accostò al marciapiede. Ne uscì una donna molto carina e dall’aspetto raffinato. Doveva avere la mia età o poco di più. Ma era molto più bella di me. Alta, snella, molto fine. Io, con la mia statura media e la mia corporatura burrosa non potevo di certo competere. La donna corse ad abbracciare l’uomo dei miei sogni e cominciarono a parlare, ridendo entusiasti. Salirono sulla Mercedes che sfrecciò via sotto il mio sguardo attonito. - Allora signorina, vuole salire o aspetta la prossima?- Una voce mi scosse.  Il conducente dell’autobus mi guardava seccato. Come un automa mi affrettai a salire e mi sedetti vicino al finestrino. Al mio solito posto, con le solite persone, sul solito autobus. La routine mi stava schiavizzando. Quel giorno l’autobus aveva ritardato apposta per porre fine ai miei sogni su quell’ uomo. Ne fui sicurissima. Ma perché togliermi l’unico piccolo spazio di piacere della mia mattinata?